Coronavirus, Più Europa: così decreto genera caos

Pol/Bac

Roma, 23 mar. (askanews) - "Per come è scritto, il decreto genera caos: il governo si è sostanzialmente lavato le mani, affidando ai prefetti la scelta di scegliere chi può lavorare e chi no, sulla base di antiquati codici di classificazione delle attività che andavano forse bene ai tempi dell'influenza spagnola, non ora. Gli italiani hanno diritto a maggiore trasparenza da parte di chi li governa". Lo dichiara il vicesegretario di Più Europa, Piercamillo Falasca.

"Un decreto in vigore dal 23 marzo al 3 aprile non avrà effetti visibili nel lasso di tempo considerato: o si spera che entro il 3 aprile le misure precedenti già in vigore creino gli effetti sperati, dunque rendendo inutile questa ulteriore stretta, oppure - sottolinea Falasca - stiamo già dicendo che il blocco delle attività produttive non essenziali dovrà proseguire dopo il 3 aprile. Avrebbe avuto forse più senso fermare ogni attività produttiva per alcune settimane nelle province più colpite dal virus, per far abbassare la pressione sugli ospedali, e lasciare aperte le province oggi non in crisi sanitaria. Il decreto invece chiude troppo poco in Lombardia e nelle altre regioni più colpite, e - conclude il vicesegretario di Più Europa - chiude troppo altrove".