Coronavirus, più grave dopo un raffreddore: lo studio

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Una recente infezione con coronavirus del raffreddore potrebbe essere responsabile di una forma più grave di Covid-19. È l'ipotesi illustrata in una ricerca pubblicata su 'Frontiers in Immunology'. Autori della pubblicazione sono Alberto Beretta, immunologo del Solongevity Research di Milano, Martin Cranage, virologo al St. George Hospital di Londra, e Donato Zipeto, docente di Biologia molecolare all’università di Verona. Lo studio è cofinanziato dal dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell'ateneo di Verona e dalla Brain Research Foundation Verona.

Secondo il lavoro, l'infezione causata da un comune coronavirus del raffreddore potrebbe rendere più grave la Covid-19, la patologia innescata dal coronavirus Sars-CoV-2. La ragione risiederebbe in un fenomeno immunologico chiamato 'immunità crociata', dovuto alla somiglianza tra il patogeno responsabile della pandemia che stiamo vivendo e il virus del raffreddore, il coronavirus umano OC43 (HcoV-OC43). In parole semplici, una precedente esposizione a OC43 determinerebbe la produzione di anticorpi cross-reattivi contro il nuovo coronavirus, favorendone la patogenesi.

Partendo dall'analisi dei dati disponibili in letteratura sulle risposte sierologiche dei pazienti infettati dal Sars-CoV-2, il lavoro presenta un modello immunologico della patogenesi di Covid-19 basato sul ruolo della risposta anticorpale cross-reattiva generata dalle omologie di struttura della proteina Spike dei coronavirus comuni. Il lavoro ha inoltre analizzato la letteratura disponibile sui vaccini sperimentali contro il coronavirus della prima Sars e le evidenze a favore di un possibile effetto paradosso, quello che gli immunologi chiamano 'antibody-dependent-enhancement'.

"In molti pazienti Covid si osserva una correlazione fra la rapidità e intensità della risposta anticorpale e la progressione della malattia verso le forme più gravi, spesso accompagnata dalla comparsa di anticorpi di tipo IgG e IgA prima di anticorpi IgM che invece normalmente dovrebbero comparire per primi - spiega Zipeto - La comparsa precoce di IgG e IgA correla con il decorso grave della malattia. Questo tipo di risposte anticorpali può solo essere spiegato con l'esistenza di una memoria immunologica pregressa contro un virus simile". L'ipotesi dei ricercatori è che l'immunità cross-reattiva non sia protettiva, come inizialmente ipotizzato da altri, ma contribuisca alla patogenesi attraverso un meccanismo di amplificazione della reazione infiammatoria sistemica tipica delle forme severe di Covid-19.

"L'ipotesi che esistano due tipi di risposte anticorpali nella Covid-19, una utile e l'altra inutile o addirittura dannosa, fornisce una spiegazione possibile all'andamento stagionale della morbidità della Covid-19, che potrebbe essere esacerbata da una precedente recente infezione con altri coronavirus del raffreddore. Se confermata, questa ipotesi potrebbe portare allo sviluppo di test per rilevare la presenza di anticorpi potenzialmente dannosi, in modo da calibrare le terapie in funzione della risposta immunitaria del paziente, di valutarne la eventuale presenza nel siero iperimmune prima di utilizzarlo in terapia, e per l'ulteriore validazione della sicurezza dei vaccini contro il Sars-CoV-2 attualmente in fase di sperimentazione", concludono gli autori.