Coronavirus, premiata l’infettivologa Claudia Balotta a una settimana dalla pensione

Premiata infettivologa Claudia Balotta

“Si chiama Claudia Balotta, è cremonese. È l’infettivologa dell’Ospedale Sacco di Milano che – a poco più di una settimana dalla pensione -, coordinando una squadra composta anche da giovani ricercatori precari (e ci tiene a sottolinearlo), è riuscita a identificare il ceppo italiano del nuovo coronavirus. Una scoperta scientifica fondamentale per sapere di più su questo virus e procedere nella ricerca su come affrontarlo. L’ho incontrata stamattina a palazzo comunale.” ha scritto su un post di facebook il sindaco Gianluca Galimberti, ed aggiunge: “Abbiamo parlato di questo importante risultato scientifico, dei suoi colleghi, di ciò che sta accadendo al nostro territorio e al nostro paese condividendo l’importanza di prendere le adeguate precauzioni senza allarmismi, a tutela soprattutto dei nostri concittadini più anziani. Ci siamo confrontati anche su ciò che farà quando andrà in pensione: “tanto volontariato”, mi ha detto. Le ho proposto – una volta terminata questa situazione – di organizzare un momento pubblico in Comune in cui presentare la sua storia, fatta di ricerca e attenzione ai giovani, di desiderio di servizio…una storia di orgoglio per tutti noi cremonesi. Grazie a lei e a tutta la sua squadra!”

Premiata infettivologa Claudia Balotta

L’infettivologa Claudia Balotta, si è distinta per la lotta in laboratorio al coronavirus, ed insieme al suo team è riuscita a isolare il ceppo italiano. Nel 2003 aveva già isolato il virus della Sars. Nel suo curriculum si trovano numerosi riconoscimenti e pubblicazioni scientifiche.

Claudia Balotta è professore associato di Clinica delle Malattie infettive all’Università degli Studi di Milano dal 2001, dove dal 1993 svolge anche una proficua attività di ricerca. Inoltre è a capo del team di ricercatori dell’ospedale Sacco, dove collabora con altre tre ricercatrici, Alessia Loi, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli, assunte come precarie e con Maciej Tarkowski e il professor Gianguglielmo Zehender.