Coronavirus, presidente Marche chiede al governo di chiudere le scuole

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Continua il braccio di ferro tra il governo centrale e la Regione Marche, con il suo presidente Luca Ceriscioli che ha avanzato una nuova richiesta di chiusura delle scuole come misura di contenimento nei confronti dell’emergenza coronavirus. La richiesta di Ceriscioli, che sollecita un provvedimento analogo a quello adottato per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, arriva dopo il riscontro da parte delle autorità sanitarie di undici nuovi tamponi positivi all’interno della provincia di Pesaro e Urbino.

Coronavirus, Marche chiedono chiusura scuole


In un messaggio pubblicato sui social, il presidente Ceriscioli ha dichiarato che la richiesta di chiusura delle scuole verrà avanzata nella giornata del 1° marzo a seguito dei nuovi casi di coronavirus segnalati nella regione, che salgono complessivamente a 24: “Ci è stato chiesto di presentare le nostre osservazioni entro le ore 9 di domani mattina [domenica 1° marzo ndr]. In ragione del numero crescente di contagi, nelle osservazioni includeremo la richiesta di essere inseriti tra i territori sottoposti alle misure più restrittive, che comprendono la chiusura delle scuole e la sospensione delle attività di pubblico spettacolo”.

In un primo momento peraltro, Ceriscioli aveva precisato che se la base territoriale del decreto governativo fosse stata provinciale, egli avrebbe richiesto l’inserimento in esso solo della provincia di Pesaro e Urbino, l’unica dove sono stati registrati dei casi. Con la scoperta di un contagiato in provincia di Ancona nella serata del 29 febbraio tuttavia, è probabile che il presidente torni a chiedere un’ordinanza su base regionale: “Se, guardando l’attuale stesura del decreto, la base territoriale resta regionale, chiederemo di essere inseriti come regione”.

La precedente ordinanza della regione

Si tratta della seconda volta che le Marche chiedono al governo centrale una chiusura delle scuole e delle università per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Una precedente ordinanza della regione dello scorso 24 febbraio era stata infatti impugnata dall’esecutivo Conte e rimandata a data da destinarsi, in quanto all’epoca non erano stati ancora registrati casi di contagio nel territorio marchigiano.