Coronavirus, presidente vescovi Ue: più solidarietà con Italia

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Roma, 23 mar. (askanews) - "L'Europa, penso a quella delle cancellerie e non a quella delle persone, mi rattrista. Perché l'unica cosa che ha messo d'accordo tutti è stata la chiusura delle frontiere ai cittadini che non risiedono nell'Ue. Capisco che si debba fare, che può essere necessario, ma non meno necessaria è la solidarietà tra gli Stati". Costretto alla quarantena perché un collaboratore dell'arcidiocesi del Granducato è risultato positivo al coronavirus, il cardinale Jean-Claude Hollerich, gesuita, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione Europea), in una intervista a Avvenire osserva il continente con lo sguardo di pastore e l'orizzonte di chi deve analizzare il processo politico dell'Unione e mantenere un dialogo con i vertici dell'Ue.

"Osservo la Cina aiutare l'Italia", afferma il porporato, "singoli Paesi che sostengono altri singoli Paesi, ma gli Stati dell'Europa unita non si mobilitano manifestando nei fatti solidarietà verso l'Italia e le altre nazioni più colpite. Quando questa crisi sarà passata dovremo parlare più di questo e stabilire meccanismi di solidarietà vera per i popoli europei".

"Noi nelle nostre case, nei nostri appartamenti nelle nostre camere, abbiamo paura, ci sentiamo perduti, e mi domando allora come deve sentirsi chi sta nei campi profughi, chi non ha niente, chi è vittima dei trafficanti, chi non ha medicine neanche per l'influenza di stagione. Come faranno, cosa succederà quando il virus arriverà a loro? Penso ai più poveri, ai più vulnerabili, e penso che la Chiesa in questo momento deve alzare la voce, perché i poveri e gli emarginati non vengano dimenticati".