Coronavirus, pressing unanime dei partiti: il Parlamento si riunisca

Serenella Ronda

Il Parlamento deve riunirsi al più presto. E discutere dell'emergenza coronavirus. Le Camere devono poter esaminare nel pieno delle loro funzioni il decreto 'Cura Italia', e modificarlo laddove necessario. Va bene il momento di eccezionalità che il Paese sta vivendo, va bene l'unità di fronte all'emergenza, è il ragionamento che accomuna i gruppi, ma non può venir meno il ruolo di ogni singolo parlamentare di poter avanzare proposte per intervenire su un testo così ampio e corposo. Cresce, di ora in ora, il pressing di tutte le forze politiche affinché il Parlamento si riunisca e avvii i lavori sui provvedimenti varati dal governo.

Il centrodestra abbandona il clima di unità, il decreto va modificato. Maggioranza pronta a fare sua parte

A spingere sono soprattutto le forze di opposizione, che abbandonano il clima di tregua mantenuto finora, e chiedono a gran voce di poter modificare il contenuto del Cura Italia, ritenuto insoddisfacente soprattutto nella parte relativa alle misure economiche. Un no secco, quindi, a qualsiasi ipotesi di modalità 'ridotte' o eccezionali per i lavori parlamentari. FdI, Lega e Forza Italia premono perché, sia pure nel rispetto della tutela della sicurezza, Camera e Senato siano messi nelle condizioni di essere pienamente operativi. Insomma, la fase precedente, quella che ha visto votare all'unanimità lo scostamento di bilancio, è superata. Il decreto Cura Italia è ben altra cosa, "è un atto 'politico' di fatto", e va discusso approfonditamente. La maggioranza non si tira certo indietro: anche Iv, M5s, Pd e Leu sono pronti a lavorare in Parlamento per convertire in tempi rapidi i provvedimenti del governo.

Fico propone commissione speciale, secco no da Lega e FdI

E mentre la 'trattativa' tra vertici dei due rami del Parlamento e i gruppi prosegue per verificare e valutare le modalità di riunirsi per esaminare i decreti, il presidente della Camera Roberto Fico lancia la proposta di una commissione speciale, come avviene ad inizio legislatura, quando le commissioni permanenti non sono ancora operative ed è necessario esaminare gli atti urgenti. Fermo restando il voto finale in Aula. Una proposta che, però, non raccoglie il favore di tutti i partiti. Anzi. Un secco 'no' arriva da Lega e Fratelli d'Italia, e anche tra le forze di maggioranza ci si interroga sulla fattibilità dell'idea lanciata dalla terza carica dello Stato, mentre al Senato si starebbe ipotizzando di riunire tutte le competenze delle varie commissioni sulle tante materie affrontate dal Cura Italia in un'unica commissione, la Bilancio, o al massimo in congiunta con la Affari costituzionali. Dunque, allo stato attuale, viene eliminata dal tavolo della discussione l'ipotesi del voto a distanza, inizialmente sponsorizzata da una parte del Pd e appoggiata dalla Lega.

Come far lavorare il Parlamento? Le posizioni dei gruppi

Per il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, "noi dobbiamo andare a lavorare per far diventare leggi stabili i decreti del Parlamento, che altrimenti scadrebbero dopo due mesi. Dobbiamo andare a lavorare come fanno gli infermieri, i medici e tutti quelli che ci aiutano in questo momento difficile. Nel caso succeda un fatto grave come, ad esempio, un intero gruppo in Parlamento che si ammala, cosa che altererebbe il lavoro, in quel caso si può pensare di studiare il voto da casa, ma solo in questo caso". Contrario sin dall'inizio il presidente dei senatori dem Andrea Marcucci, che anche oggi - dopo aver a più riprese affermato che il Parlamento deve lavorare e restare aperto - non a caso posta sui social una foto che lo ritrae al lavoro nel suo ufficio al Senato, con la frase: "Il Parlamento è un servizio essenziale". Dello stesso avviso Leu che, con il capogruppo alla Camera, Federico Fornaro, spiega: "La soluzione della commissione speciale avanzata da Fico ha dei precedenti a inizio legislatura, quindi ha una sua ragionevolezza. per quel che ci riguarda l'importante è che il Parlamento funzioni. Dobbiamo trovare soluzioni che consentano di lavorare appieno rispettando le norme di sicurezza".

Il presidente di Italia viva, Ettore Rosato, ritiene che "nell'immediatezza va bene anche la commissione speciale, nessun problema a che esamini i decreti". Ma, aggiunge, "la questione va affrontata in maniera anche più strutturale. Il Parlamento deve restare aperto anche nelle situazioni di emergenza, per questo abbiamo presentato una proposta di legge costituzionale per chiedere che, in casi di emergenza, le funzioni del Parlamento siano affidate a una commissione ad hoc. Comunque, in questo momento la proposta di Fico mi pare ragionevole". Anche M5s è a favore della continuità dell'attività del parlamento. Lo stesso ministro Federico D'Incà in questi giorni non si è stancato di ripetere che le Camere devono restare aperte e lavorare. E il capogruppo alla Camera, Davide Crippa, afferma: "Anche noi parlamentari della Repubblica, in questa fase delicata, dobbiamo continuare a svolgere il nostro dovere. Con tutte le dovute accortezze del caso, con tutte le precauzioni prese, ma non possiamo bloccare il Parlamento, altrimenti si bloccherebbe il Paese". 

Diverso il tenore delle dichiarazioni del centrodestra. Dalle quali emerge, appunto, la fine della tregua politica che ha caratterizzato le prime settimane di emergenza. Non che le opposizioni non siano pronte a collaborare, viene subito chiarito, ma "non si può continuare con un governo che decide in assoluta solitudine e il Parlamento che sta fermo a guardare", è il ragionamento che unisce FI, FdI e Lega. Del resto, viene sottolineato, "finora nè la Camera nè il Senato si sono riuniti per affrontare il tema dell'emergenza. E' ora che si apra la discussione in Aula". Forza Italia non fa venir meno la sua "disponibilità a ragionare sulle possibili modalità" di lavoro del Parlamento, garantisce la capogruppo alla Camera, Mariastella Gelmini. "Ci stiamo lavorando con Fico - riferisce - e domani ne parleremo in capigruppo. Noi vogliamo che il Parlamento resti aperto e lavori. Deve assolutamente lavorare. E' indispensabile convertire i decreti e riscrivere il Cura Italia nella parte economiche che non va assolutamente bene". Per Gelmini va bene pure accorpare i vari decreti, "si può fare un unico 'decretone', ma la parte con le misure economiche va corretta, così non va bene".

Più netta la posizione leghista: la proposta di Fico? "​Dopo aver letto i contenuti del dl Cura Italia e aver sentito le parole del premier sulla richiesta di intervento del Mes senza alcun passaggio parlamentare, qualsiasi tipo di accordo diventa impossibile", è il commento tranchant del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. E il presidente dei senatori leghisti, Massimiliano Romeo, aggiunge: "Commissione speciale? Non se ne parla", taglia corto. "Il Parlamento - aggiunge poi - deve assolutamente restare aperto e lavorare". Tra l'altro la Lega, come annuncia Alberto Bagnai, chiederà che il premier Conte riferisca in Aula. "La situazione economica sta sfuggendo di mano. Qualcuno deve riferire al Parlamento", incalza Matteo Salvini, che boccia senza appello la proposta di Fico. 

Non si discosta la posizione di Fratelli d'Italia, la cui leader Giorgia Meloni ha avanzato richiesta formale al presidente Fico oggi in Aula - durante la breve seduta che si è svolta nel primo pomeriggio - di fare in modo che il Parlamento lavori e esamini i decreti. "Una commissione speciale? Sarebbe una forzatura enorme del regolamento", osserva Giovanni Donzelli, deputato di FdI che per il partito sta seguendo la 'trattativa' su come far lavorare il Parlamento. Donzelli non ha dubbi: "Il Parlamento si può riunire senza problemi. I parlamentari, come stanno facendo le forze dell'ordine, gli infermieri e altri lavoratori, possono anche rischiare qualcosa per far funzionare le istituzioni. Magari si possono prevedere controlli più accurati, o disporre il voto a chiamata che evita di stare tutti in Aula nello stesso momento, ma il Parlamento deve lavorare".