Coronavirus, prime due vittime in Germania

webinfo@adnkronos.com

Prime due vittime per il coronavirus in Germania. Lo hanno reso noto le autorità tedesche. La notizia dei due decessi legati al coronavirus è arrivata dal distretto di Heinsberg e dalla città di Essen. Quest'ultimo caso riguarda una paziente di 89 anni alla quale era stato diagnosticato il contagio martedì' scorso. Sull'altro caso, le autorità interpellate da Focus.de non hanno voluto comunicare dettagli del paziente.  

Sono intanto fra 4 mila e 5 mila le persone messe in isolamento nelle loro case nello stato del Brandeburgo per contenere il contagio, dopo che gli insegnanti di un liceo di Neusdadt-Dosse hanno avuto contatti con una donna residente a Berlino risultata positiva al nuovo coronavirus. L'ordine è stato emesso dalle autorità locali. E coinvolge i 730 studenti iscritti del liceo, l'intero corpo docente e il resto del personale, e i loro familiari, ha precisato il portavoce, Dieter Fuchs, in una intervista all'agenzia di stampa Dpa. 

Dei 48 casi di contagio da coronavirus emersi a Berlino, una grossa parte sarebbe riconducibile ad una serata in un locale. Dopo il test che ha accertato l'infezione per uno degli ospiti del Club 'Trompete', sono emersi altri 16 casi riguardanti persone che si trovavano all'interno del locale la stessa sera. A renderlo noto sono state le autorità sanitarie locali, che non escludono altri casi. Dopo che era emerso il primo caso le autorità avevano chiesto a chi si era recato nello stesso locale il 29 febbraio di restare a casa e contattare i servizi sanitari.  

"Tutti noi possiamo fare qualcosa". Il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha rivolto un nuovo appello ai suoi connazionali, esortandoli a collaborare nello sforzo per il contenimento del coronavirus. "Tutti devono collaborare al suo rallentamento. A tutela di quanti sono a rischio, come gli anziani e i malati cronici". Un rallentamento dell'espansione del virus importante anche per consentire al sistema sanitario di gestire nel modo migliore le sfide che ha di fronte. E per collaborare, ciascuno si deve chiedere "a cosa posso rinunciare e a cosa no".  

In una conferenza stampa tenuta con il direttore del Robert Koch Institut e con un virologo dell'ospedale universitario Charité di Berlino, Spahn ha esortato i tedeschi a spostarsi meno possibile, a lavorare da casa se in condizione di farlo, ad evitare i mezzi pubblici andando a piedi o in bicicletta dove possono, e a rivolgersi ai medici in caso di sospetto contagio. Alle 14 i casi nel paese erano 1153. Spahn ha quindi spiegato di non essere favorevole alla chiusura delle scuole, perché questo impedirebbe a decine di migliaia di persone che lavorano nel sistema sanitario di andare al lavoro.