Coronavirus, Provenzano: ok Ue a riprogrammare fondi strutturali

Cro/Ska

Roma, 12 mar. (askanews) - "Ognuno deve fare la sua parte, è chiaro. Ieri abbiamo previsto uno stanziamento imponente di risorse, 25 miliardi, ma anche le politiche di coesione devono aiutare a fronteggiare l'emergenza e preparare la ripartenza. Ieri sera ne ho parlato a lungo al telefono con la Commissaria per la Coesione Elisa Ferreira. Da parte della Commissione Europea c'è la piena consapevolezza della gravità della situazione, e in questo quadro l'apertura a riprogrammare al meglio i Fondi strutturali non impegnati del ciclo 2014-2020. Ne parlerò tra qualche minuto con i Presidenti di Regione in Conferenza". Così su Facebook il ministro del Sud Peppe Provenzano.

"Le linee di intervento su cui sarà possibile intervenire saranno diverse, anche per gestire la fase più immediata dell'emergenza. Dall'acquisto di materiale sanitario (macchinari, respiratori, mascherine) a diverse forme di sostegno alle imprese e ai lavoratori, per fornire liquidità, aiutare i settori più colpiti, assicurare il reddito. Sarà necessario allargare le maglie del complesso meccanismo degli aiuti di stato, garantendo un rafforzamento dell'intervento pubblico per dare continuità alla nostra economia. Nel dettaglio delle misure, ne discuteremo coi ministri competenti, in raccordo con i commissari, a cominciare dal nostro Paolo Gentiloni".

"Lo scrivo qui, perché voglio essere molto chiaro. Non stiamo immaginando artifici contabili per dirottare risorse da investimenti e obiettivi della coesione territoriale. Anche al Sud, per intenderci, bisogna attrezzarsi in tempo per fronteggiare l'emergenza e sostenere imprese e lavoratori che già subiscono gli effetti della crisi. Ma non è nemmeno tempo di egoismi e campanilismi, è il tempo della coesione. Ora dobbiamo sfruttare al massimo tutte le disponibilità nazionali ed europee, vincendo tutte le rigidità del passato. Lavoriamo per non lasciare niente e nessuno indietro. "Una casa divisa non può reggere", diceva Abramo Lincoln. Un'Italia più unita è la condizione per reggere. E per ripartire".