Coronavirus, psicosi anche in Germania: supermercati presi d’assalto

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Nelle ultime ore in Germania decine di supermercati sono stati letteralmente presi d’assalto dalla popolazione, dopo che il governo ha annunciato per il prossimo martedì 17 marzo la chiusura di bar, scuole e ristoranti fino al 18 aprile per far fronte all’emergenza coronavirus. Le immagini più esplicite arrivano dalla capitale Berlino, dalla quale giungono scene simili in tutto e per tutto a quelle avvenute in Italia negli scorsi giorni dopo la proclamazione della zona rossa su tutto il territorio nazionale.

Coronavirus, supermercati assaltati in Germania

Mano a mano che le notizia sulla diffusione del coronavirus si facevano sempre più allarmanti anche in Germania cominciava la corsa agli approvvigionamenti, con folle di persone radunatesi nei maggiori supermercati del paese per accaparrarsi il maggior numeri di beni di prima necessità. Ad essere assaltati per primi sono stati i negozi del lander della Baviera seguiti da quelli del Nord-Reno Vestfalia, epicentro tedesco dell’epidemia, mentre nella serata di sabato anche Berlino ha visto centinaia di persone riversarsi tra gli scaffali.

Tra gli articoli andati subito a ruba nei supermercati tedeschi c’è ad esempio la carta igienica, la cui scarsità ha provocato anche risse tra clienti come quella avvenuta in un punto vendita di Erfurt, in Turingia, dove una commessa è dovuta intervenire per separare due persone che stavano lottando per l’ultimo pacco rimasto. Svaligiati i reparti di frutta e verdura ma anche quelli di latte, pasta e alimenti a lunga conservazione, mentre in alcuni esercizi degli avvisi segnalano code alle casse della durata di oltre un’ora.

Le misure di quarantena

Nella giornata del 14 marzo il sindaco di Berlino Micheal Mueller ha disposto le misure di quarantena che scatteranno dal prossimo 17 marzo e che dureranno per un mese fino al 18 aprile.

Nel provvedimento è contemplata la limitazione del trasporto pubblico e il divieto di eventi pubblici con più di mille partecipanti, ma anche la chiusura delle scuole e di tutte le strutture di ristorazione che non servono forniture alimentari di base.