Coronavirus, Rampelli: requisire dispositivi protezione individuale

Pol/Bac

Roma, 6 mar. (askanews) - "Bene ha fatto la presidente Giorgia Meloni a invitare il Governo a requisire immediatamente tutti i dispositivi di protezione individuale (Dip) prodotti dalle aziende italiane e vietare subito la loro esportazione. Mascherine, tute, guanti, macchinari di sostegno per la respirazione, apparecchi bio medicali e ogni altro dispositivo atto a contenere la diffusione del virus o a salvare la vita dei contagiati devono restare in Italia ed essere messi al servizio della comunità ospedaliera per l'emergenza sanitaria". E' quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

"Dobbiamo tutti - osserva - fare la nostra parte per salvare vite umane e collaborare con chi sta dando un esempio straordinario di sacrificio per il bene comune: medici, personale sanitario, protezione civile, forze dell'ordine e tutte le maestranze che garantiscono il funzionamento quotidiano dei servizi. A loro, la nostra riconoscenza. Si faccia come ha fatto la Germania che avrebbe bloccato l'esportazione delle macchine per la ventilazione meccanica, di cui sono nazione leader. Senza questi strumenti le terapie intensive avrebbero le armi spuntate. Evitiamo di costringere i medici a scelte dolorose sui pazienti cui applicare la ventilazione forzata".

"Per evitare il perdurare di episodi intollerabili di sciacallaggio si proceda anche all'immediato blocco alla fonte dei prezzi dei dispositivi stessi, compresi i disinfettanti. Tutti hanno detto di essere d'accordo, ma non risulta che il Governo abbia ancora provveduto in tal senso. infine ci chiediamo perché nonostante l'allarme dell'Oms lanciato lo scorso anno sulla minaccia in arrivo di una 'pandemia x' che avrebbe sconvolto il mondo, causando milioni di morti e distrutto economie di interi Stati, l'Ue non abbia provveduto a porre all'ordine del giorno la questione attraverso un piano di emergenza europeo. Ma ora occupiamoci di salvare l'Italia. Penseremo poi a mettere in discussione il modello di sviluppo economico attuale, a ridimensionare la globalizzazione e a rafforzare le economie nazionali reali, fondate sulla produzione, sul lavoro e sulla difesa dei valori su cui si fonda l'Occidente, a rifondare quest'Europa fatta di beceri egoismi", conclude.