Coronavirus, regole per i positivi morti: no a vestizione e funerale

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Ad impressionare in questa emergenza sanitaria è spesso, più che il numero dei contagi, quello dei morti, troppi in ogni singolo giorno di questa pandemia, talmente tanti da non poter essere gestiti dalle agenzie funebri. Quest’ultime, in questo difficile periodo, devono attenersi ad alcune regole molto severe, diffuse da Utilitalia, per i funerali dei deceduti risultati positivi al coronavirus. Il rispetto rigoroso di questo vero e proprio vademecum di sicurezza mira ad evitare che gli operatori funebri, nel trattare le salme dei morti, possano rischiare di infettarsi a loro volta.

Coronavirus, le regole per i funerali dei positivi

Le regole previste da Utilitalia sono molto dure nella loro sostanza, ma quanto mai necessarie per la prevenzioni dei lavoratori. Si comincia dall’assoluto diniego della vestizione e delle operazioni di tanacosmesi come il lavaggio, il taglio delle unghie, dei capelli, della barba e del tamponamento. I cadaveri vanno avvolti come si trovano in un lenzuolo imbevuto di disinfettante e in più i corpi devono essere composti all’interno di una duplice cassa ed “essere manipolate il meno possibile facendo la massima attenzione”.

I funerali

A queste regole davvero brutali, soprattutto se si considera che si sta parlando sempre di persone e non di semplici numeri, si aggiunge l’impossibilità del rito funebre che può essere imposta dalle autorità in caso di diffusione epidemiologica della malattia. L’esumazione, ovvero l’operazione cimiteriale che consente di recuperare i resti mortali di un defunto sepolto nel terreno dopo un periodo di tempo, di una persona deceduta per una malattia infettiva può essere svolta solo due anni dopo la relativa inumazione o sepoltura.