Coronavirus: “Riaprire il Forlanini a Roma per terapia intensiva”

Coronavirus: “Riaprire il Forlanini a Roma per terapia intensiva”

Roma, 10 mar. (askanews) – Riaprire subito l’ospedale Forlanini di Roma, ora che il sistema sanitario è messo a dura prova a causa del coronavirus e c’è necessità di posti letto di terapia intensiva che potrebbero essere organizzati in poco tempo. A chiederlo a gran voce è il Prof. Massimo Martelli, ex primario della chirurgia toracica del Forlanini, che già in passato si è battuto per farlo riaprire, dopo la chiusura nel 2015 a causa di tagli alla Sanità, con un progetto di ristrutturazione praticamente a costo zero.

Finora è rimasto inascoltato. Adesso, con l’emergenza Covid-19, ha lanciato anche una petizione su change.org. Ecco perché, secondo lui, questa struttura un tempo fiore all’occhiello per le malattie polmonari e oltretutto adiacente allo Spallanzani, quindi funzionale soprattutto in questo momento, dovrebbe essere ripristinata.

“Perché in Italia e in particolare al Centro-Sud mancano posti di terapia intensiva e subintensiva. Per quanto riguarda i tempi io penso che squadre che si mettono a lavorare in 30 giorni possono sicuramente attivare numerosi posti di terapia intensiva, la mia esperienza nel 2010 è di aver creato proprio un reparto di terapia intensiva con nove posti letto in 25 giorni”.

“La riapertura di una parte del Forlanini potrebbe dare una grossa mano, i posti letto che si possono creare anche rapidamente sono una cinquantina e tenendo conto che in tutta Italia ce ne sono solo 5000 credo sia un numero discreto per dare una mano a gestire le complicanze di questa malattia”.

In tanti hanno già firmato la petizione e la proposta ha trovato già il favore di molti medici, associazioni di categoria, ora la parola spetta alla politica.

“Spero che questa petizione con tante firme smuova un po’ l’ambiente politico perché sono loro che devono darci il via”.

Resta fondamentale che i contagi rallentino: “È un virus banale, come tutti quelli dell’influenza, ma questo in particolare dà delle complicanze a differenza degli altri e sono queste che temiamo perché non abbiamo tanti presidi per gestirle” .