Coronavirus, possibili ritardi nel rimpatrio degli italiani: è polemica

Il coronavirus

La Farnesina non esclude possibili ritardi nel rimpatrio degli italiani dalle zone maggiormente colpite dal coronavirus. Ad annunciarlo è il capo dell’Unità di crisi Stefano Verrecchia: “Qualche ritardo nei rimpatri ci può essere, come avvenuto anche per la Francia, ma stiamo facendo tutto il possibile”. Lo stop sarebbe dovuto al mancato via libera, per il momento, da parte del governo cinese.

Coronavirus, possibili ritardi nel rimpatrio degli italiani

“I nostri connazionali stanno bene, non hanno sviluppato la malattia causata dal coronavirus”, ha rassicurato Verrecchia nel commentare i possibili ritardi nel rimpatrio degli italiani. Tutti i circa 60 connazionali presenti nella zona hanno scelto di rientrare”. Secondo il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, altri 15 italiani “devono ancora decidere cosa fare, perché sono persone con un matrimonio misto”.

Nessuna quarantena automatica

Il piano prevedeva il rientro degli italiani da Wuhan nella giornata di giovedì 30 gennaio. Per loro, ha assicurato il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito, non scatterà la quarantena automatica: “Neppure gli Usa lo fanno. Le autorità decideranno qual è la forma migliore di sorveglianza, che non sarà necessariamente una quarantena. Credo che nessuno pensi di ospedalizzare persone che stanno bene”.

I criteri della sorveglianza verranno definiti dall’Unità di crisi quando ci saranno dati certi” ha sottolineato Giuseppe Ruocco, segretario generale del Ministero della Salute. I pazienti a cui dovesse essere diagnosticato il virus saranno ricoverati nel reparto di malattie infettive dell’ospedale più vicino nella regione in cui si trovano. Solo nel caso ci fossero peggioramenti il paziente sarà trasferito allo Spallanzani di Roma o al Sacco di Milano.

“Rimangono grossi dubbi sul tasso dei morti per via dei numeri imprecisi, possiamo dire che probabilmente non siamo ai livelli della Sars ma forse qualcosa in più dell’influenza” racconta Gianni Rezza, direttore Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. “Il tasso di mortalità è impossibile da valutare – continua Rezza – confrontato sui numeri della popolazione cinese è bassissimo. La maggior parte dei morti sono persone anziane o con malattie croniche ma – conclude – la differenza con l’influenza è che per questa abbiamo un vaccino”.

Giuseppe Ruocco ha aggiunto: “Come Ministero della Salute abbiamo sconsigliato i viaggi verso la Cina, se non strettamente necessari”.