Coronavirus, Rossi: a rischio un terzo imprese in Toscana

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Firenze, 24 mar. (askanews) - "Le misure introdotte dal governo con l'ultimo decreto potrebbero colpire circa un terzo dell'economia toscana. Si tratta di una stima incerta anche perché, come noto, alcune imprese che appaiono a prima vista non essenziali potrebbero diventarlo perché interdipendenti con le filiere individuate come essenziali e perché, all'opposto, alcune attività considerate essenziali potrebbero comunque ridurre la propria produzione. Per affrontare il panico crescente e derivante dalle chiusure di queste nostre imprese, con perdite di valore aggiunto di circa 800 milioni di euro a settimana, non vedo altra strada che quella di iniettare risorse aggiuntive per garantire la cassa integrazione guadagni ai lavoratori, indispensabile quanto la sicurezza sui luoghi di lavoro, la sicurezza sanitaria e igienica anzitutto". Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, riflette sugli effetti che la crisi sanitaria in corso e i provvedimen ti adottati per fronteggiarla stanno producendo sul sistema produttivo toscano.

"In prospettiva ciò che preme sottolineare - continua il presidente - è che un quadro di sofferenza resterà gradualmente anche dopo la fase più acuta dell'emergenza sanitaria, perché, come è prevedibile, i cambiamenti introdotti nei comportamenti e nelle relazioni che sono alla base delle attività economiche resteranno e dureranno per diverso tempo nella logica del distanziamento sociale e della prevenzione. Dal punto di vista della strategia, lo ripeto ancora una volta, questa pandemia svela le fragilità del nostro paese e del nostro sistema economico. Anzitutto - argomenta Rossi - ci dice con chiarezza che abbiamo un bisogno vitale di politica industriale per assicurare al paese prodotti e beni di base essenziali, che non lo facciano dipendere da altre economie e dalle sole logiche del profitto e del mercato. Per questo dobbiamo ridurre la lunghezza delle filiere e tornare a localizzare i mprese e know how che il dumping e la globalizzazione hanno spostato altrove. Penso all'industria sanitaria, ma anche all'energia, all'acciaio, alla chimica, all'informatica. Serve insomma - insiste - un grande disegno di politica industriale, per ricostruire quello che la globalizzazione ha reso fragile e distante".