Coronavirus, Salvini: vincoli Ue vengono dopo, aiutiamo italiani

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Roma, 5 mar. (askanews) - "Vogliamo usare per gli italiani i soldi degli italiani": lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, parlando in una diretta Facebook dei contatti con l'Unione europea per liberare risorse di bilancio al fine di affrontare l'emergenza coronavirus. "Per quanto riguarda l'Europa, che è - ha affermato - la grande silenziosa di queste settimane, e lo diremo al Governo e al presidente Conte se ci ascolteranno, non è il momento di chiedere di poter aiutare gli italiani, è il momento di aiutare gli italiani, punto. I vincoli europei vengono dopo, anche perchè quando si è trattato di aiutare le banche tedesche lo si è fatto, quando si è trattato di aiutare le banche italiane lo si è fatto, quando si è trattato di aiutare l'economia francese lo si è fatto, adesso tocca agli italiani".

I soldi andrebbero usati per un piano di grandi opere, ha spiegato Salvini citando fra le altre "l'alta velocità al Sud, il Ponte sullo stretto, la Pedemontana".

"Si trovarono - ha ricordato ancora il leader leghista - 20 miliardi per le banche, se ne devono trovare almeno il doppio per le famiglie. I nostri tecnici stano lavorando, domani come centrodestra compatto faremo queste proposte".

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    Di Maio: "Die Welt vergognoso, Berlino prenda distanze"

    Quella di Die Welt è "una affermazione vergognosa e inaccettabile" e "spero che il governo tedesco prenda le distanze". Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio replica ad un articolo del quotidiano tedesco che oggi scrive che "la mafia aspetta i soldi della Ue". Mentre l'Italia è impegnata in una trattativa a livello europeo per ottenere le risorse necessarie alla ripartenza "non voglio fare polemiche", dice Di Maio ospite di Unomattina, sottolineando però che "noi ora stiamo piangendo le vittime del coronavirus, e allo stesso tempo l'Italia ha pianto e piange le vittime della mafia". "Se c'è una trattativa in Europa in questo momento, questa trattativa è importante perché lì si sta decidendo se l'Italia possa spendere tutti i soldi che servono per aiutare giovani e meno giovani", ha aggiunto. "Noi non vogliamo che gli altri Paesi paghino i nostri debiti - ha sottolineato il titolare della Farnesina - L'Italia ha sempre pagato i propri debiti. Noi vogliamo solo creare le condizioni di mercato affinché si possano spendere tutti i soldi che servono in infrastrutture, quindi in lavoro, innovazione tecnologica".

  • Salute
    AGI

    La Cina elimina i cani dalla lista degli animali commestibili

    Il governo cinese ha eliminato i cani dalla lista degli animali commestibili, classificabili come "animali domestici". La nuova classificazione è apparsa sull'ultima lista pubblicata dal Ministero dell'Agricoltura di Pechino, e si tratta della prima volta che viene operata questa distinzione in Cina, dove sussiste il consumo di carne di cane e nel giugno di ogni anno si tiene un festival della carne di cane, spesso criticato a livello internazionale per il trattamento subito dagli animali, a Yulin, nella provincia meridionale del Guangxi, dove vengono massacrati a decine di migliaia.L'esclusione dei cani dalla lista degli animali commestibili è stata accolta con favore dalla Human Society International, organizzazione a difesa degli animali, che ha definito la bozza di proposta emanata dal governo cinese come "un momento di svolta" per la protezione degli animali in Cina. Segnali di un cambiamento nella considerazione dei cani erano emersi già settimana scorsa, quando la città di Shenzhen, per prima a livello nazionale, aveva deciso di vietare, dal 1 maggio prossimo, il consumo di carne di cani e gatti.La regolamentazione sugli animali in Cina aveva avuto un'accelerazione già all'indomani dello scoppio dell'epidemia di coronavirus, quando il governo cinese aveva emesso un divieto temporaneo, che punta a rendere permanente, sul commercio di animali selvatici, considerati possibili intermediari del coronavirus che si ritiene originato dai pipistrelli.Nella lista del Ministero dell'Agricoltura cinese sono indicate anche altre tredici speci animali che saranno esenti dalle restrizioni sul commercio di animali selvatici: tra questi figurano la renna, l'alpaca, il fagiano, lo struzzo e la faraona, mentre visoni, procioni e due speci di volpi potranno essere allevate per essere messe in commercio ma non per scopi alimentari.

  • Notizie
    AGI

    Conte: "Possibile qualche riapertura entro aprile"

    Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in un'intervista alla Bbc ha invitato ancora una volta a "non abbassare la guardia" e ha spiegato che "il blocco nazionale, imposto il 9 marzo, potrà essere allentato solo gradualmente". "Dobbiamo scegliere i settori in grado di riavviare la loro attività. Se gli scienziati lo confermano, potremmo iniziare ad allentare alcune misure già entro la fine di questo mese", ha affermato il capo di governo. "Tornando indietro, rifarei lo stesso" ha anche dichiarato Conte. "Abbiamo un sistema completamente diverso dalla Cina. Per noi limitare fortemente le libertà costituzionali è stata una decisione fondamentale che abbiamo dovuto considerare con molta attenzione", ha spiegato il capo di governo. "Se all'inizio avessi suggerito un blocco o limiti dei diritti costituzionali, quando c'erano i primi cluster, la gente mi avrebbe preso per pazzo", ha aggiunto.Intanto il numero di italiani che hanno contratto il coronavirus dall'inizio dell'epidemia è salito a 139.422 , con un aumento in un giorno di 3.836 unità. Martedì l'aumento era stato di 3.039, lunedì di 3.599. Sono i dati forniti dalla Protezione Civile nel punto stampa delle 18. E' però anche il giorno del record dei guariti: 2.099 in 24 ore (ieri erano stati 1.555), con il totale che sale a 26.491.E frena l'incremento dei decessi: 542 mercoledì, contro i 604 di martedì e i 636 di lunedi': il totale delle vittime è di 17.669. Le persone attualmente positive sono 95.262, con una crescita di 1.195 unità (martedì di 880, record di sempre). Prosegue il calo dei ricoveri: quelli ordinari sono diminuiti di 233 unità (oggi sono 28.485), quelli in terapia intensiva di 99 (il totale scende quindi a 3.693). I pazienti in isolamento domiciliare, infine, sono 63.084. La situazione in LombardiaSi conferma, in Lombardia il rallentamento dell'andamento del coronavirus. Le vittime nelle 24 ore sono state 238 in linea coi giorni scorsi. I contagiati da coronavirus in ad oggi sono 53.414, +1089 rispetto a ieri.

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    Coronavirus, M5s: voltafaccia Meloni, alleata con nemici Italia

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  • Gf Vip, Clizia Incorvaia assente alla finale: i motivi
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    Gf Vip, Clizia Incorvaia assente alla finale: i motivi

    Clizia Incorvaia sarà assente alla finale del Grande Fratello Vip? L'ex concorrente ha spiegato perché.

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    Johnny Depp ha quasi perso un dito durante una lite con la ex

    "Il sangue sgorgava come lava dal Vesuvio", ha raccontato l'attore in un video. Guai in vista per Amber Heard.

  • Salute
    AGI

    "Togli la mascherina o te ne vai". Le testimonianze dal Pio Albergo Trivulzio

    "Il 23 febbraio è stato il mio ultimo giorno al Pio Albergo Trivulzio. Sono stata cacciata perché mi sono rifiutata di togliere la mascherina che, secondo una dirigente, allarmava i pazienti”. Lo racconta all'AGI un'operatrice socio sanitaria della casa di cura milanese al centro di un'inchiesta giudiziaria e della polemica politica perché non avrebbe garantito al personale e agli ospiti condizioni di sicurezza e strumenti per prevenire il contagio del Covid_19. Preferisce mantenere l'anonimato "ma al momento giusto - assicura - uscirò allo scoperto e non avrò problemi a testimoniare". Quel 23 febbraio, spiega, "avevo, come da molti giorni, una forte tosse e la febbre. Al mattino, un'infermiera mi ha consigliato di indossare una mascherina, visto che da poco si era venuti a conoscenza del primo caso di coronavirus. Ho fatto come mi ha detto. Poi, ho incontrato la ragazza che fa le pulizie, anche lei aveva la tosse e lo ho suggerito di mettersi la mascherina. Lei lo ha fatto, poi, verso mezzogiorno, è venuta da me e mi ha riferito di toglierla perché era stata sgridata e minacciata di licenziamento se l'avesse tenuta".L'operatrice ha deciso però di non levarla "perché dovevo dare la frutta ai malati e avrei rischiato di contaminare il cibo coi dei colpi di tosse. Verso le 12 e 30, mentre stavo dando da mangiare ai pazienti, è arrivata una dirigente che mi ha invitato a togliere la mascherina perché stavo suscitando allarme ingiustificato negli ospiti. Ho obbiettato che mi era stato consigliato dall'infermiera, ma lei ha risposto che le altre mie colleghe non ce l'avevano. Ho fatto presente che io però avevo la tosse, loro no. Davanti a più testimoni lei mi ha detto: 'Si tolga il grembiule e se ne vada'. Allora mi sono slacciata il grembiule e l'ho invitata a uscire perché non mi andava di continuare a parlare davanti ad altre persone".Fuori, stando alla ricostruzione della donna, "la dirigente mi ha chiesto nome e cognome, aggiungendo che avrebbe avvertito il direttore generale di quanto successo. Ho risposto che poteva dirlo a chiunque, io non ho fatto male a nessuno, ho detto, anzi ho cercato di tutelare la salute dei pazienti. Poi, mi ha invitata a chiamare l'Ats e a chiedere un tampone". Da allora l'operatrice sanitaria è in malattia, anche se il tampone poi non l'è mai stato fatto. "Le mie colleghe ancora lì mi raccontano che ci sono 5 stanze di pazienti in isolamento, con la febbre, e che un medico e una caposala sono in ospedale e stanno molto male. A differenza di quello che dice la dirigenza, le mascherine sono state fornite alle mie colleghe solo a metà marzo, non prima. Come avremmo potuto proteggere i pazienti senza dispositivi? E' come se li avessimo uccisi, solo noi potevano portare il contagio da fuori”.La sua versione viene confermata da Nana, un'operatrice socio sanitaria di 45 anni, origine georgiana, che lavora nel reparto Bezzi della struttura. La donna aggiunge un retroscena. “Il 18 marzo abbiamo fatto uno sciopero improvvisato minacciando di non lavorare più se non ci avessero dato le mascherine. Al mattino ci siamo guardati in faccia - spiega - eravamo tutti distrutti e impauriti. Chi aveva timore di avere contagiato i figli, chi i genitori anziani, chi aveva la febbre e stava male. Io avevo e ho paura per mia nipote che vive con me e la mia sorellastra. Lo sciopero è durato un paio d'ore. Abbiamo servito la colazione per non danneggiare i pazienti e poi non abbiamo fatto più nulla. Poi a un certo punto abbiamo ripreso a lavorare”.Quel pomeriggio, sempre secondo il suo ricordo, è successa una cosa “grave”: “Sono venuti due operatori che hanno portato via le maschere che stavano in un armadio con la chiave, le hanno portate via dicendo che le avrebbero date a chi ne aveva davvero bisogno. Ci è stato spiegato che la regione Lombardia non prevedeva, nei nostri casi, l'obbligo di tenere le mascherine. Poi, dopo pochi giorni, ci sono state invece date”.Il 28 marzo, risulta dai bollettini interni al PAT, l'azienda comunica l'arrivo di 3mila mascherine chirurgiche e di 2mila ffP2. “Ora - prosegue Nana - tutti le abbiamo, ma molti di noi sono a casa in malattia, alcuni per paura, ma tanti coi sintomi del virus. Anche dei colleghi che lavorano hanno i sintomi, non hanno gusto e olfatto per esempio. Io ho deciso di continuare a fare il mio mestiere per dovere, anche se la mia sorellastra mi dice di smettere e non so se mi farebbe state in casa qualora dovessi ammalarmi. Non voglio lasciare soli i pazienti che stanno male, alcuni stanno per morire o stanno morendo, anche in questi giorni. Hanno i sintomi del virus ma non c'è il tampone e i medici continuano a dirci di stare tranquilli, che è tutto okay, sono solo dei casi sospetti. Finché ce la faccio, finché non mi ammalo, io starò qui con loro. Faccio turni massacranti, quasi sempre le notti, ma non mollo”. Nana dice di avere nel cuore una signora in particolare che ha sintomi che fanno pensare al virus: “Le manca la figlia, lei non parla ma io, ogni notte, le faccio delle domande e me lo fa capire”. Vuole far sapere di non avere paura di far uscire il suo nome “perché la salute è l'unica cosa che ho nella vita, non ho altro, e la voglio difendere”.

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