Coronavirus, Sardegna blindata: porti chiusi e traghetti cancellati

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La Sardegna, per evitare il diffondersi del coronavirus, è stata blindata con i porti e gli aeroporti che sono stati chiusi dal governo. Il motivo è che molti italiani del continente hanno deciso pensato che trascorrere la quarantena sull’isola nel Mediterraneo sarebbe stato molto meglio che farlo in città. In una sola settimana sull’isola sarebbero arrivare ben 13mila persone provenienti dalla zone rosse, il che lascia intuire che purtroppo anche in Sardegna dovremmo aspettarci un sostanziale numero di aumento dei casi di positivi al Covid-19.

Sardegna blindata, porti e aereoporti chiusi

Il Ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, ha firmato oggi, 15 marzo 2020, un decreto chiesto da giorni dalla Regione Sardegna in cui si legge che sull’isola potranno arrivare le merci, ma non i passeggeri. Stop ai traghetti e ai voli, resterà in funzione solo un collegamento aereo, quello tra Cagliari e Roma, utilizzabile solo per emergenze e per spostamenti inderogabili previsti, tra l’altro, dal dpcm del 9 marzo. L’obiettivo del decreto è porre fino al via vai che in questi giorni si è rilevato sull’isola, che è una di quelle regioni che più accuserebbe un aumento esponenziali del numero dei casi: i posti di terapia intensiva sono soltanto 110 e gli spostamenti eventuali dei pazienti in altre regioni sarebbero senza dubbio complicati.

Il censimento sardo: 13mila vacanzieri

La Regione Sardegna aveva nei giorni scorsi dato il via ad un censimento che obbligava tutti a registrarsi sul sito web istituzionale e teneva conto degli elenchi forniti dalle società di gestione di porti e aeroporti e dalle compagnie aeree e marittime. Grazie a questo censimento è stato possibile vedere che con l’emergenza coronavirus sono arrivati in Sardegna molti studenti e lavoratori sardi, ma fuori sede, e tanti altri “vacanzieri” che arrivavano prevalentemente dalle zone rosse vale a dire Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia – Romagna. Il numero complessivo dei vacanzieri, come detto, si fa corrispondere a 13mila persone. Un problema a cui il decreto pone fine, ma che purtroppo evidenzia un comportamento irresponsabile da parte dei cittadini delle altre regioni.