Coronavirus, Sardine: "Perché niente stretta a settore industriale"

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"Il presidente del Consiglio, ieri sera ha presentato un nuovo decreto che contiene ulteriori restrizioni finalizzate ad evitare un contagio ancora più diffuso del Covid-19. Condividiamo lo sforzo delle nostre istituzioni, tuttavia ci sono alcuni punti che ci lasciano perplessi e sui quali non possiamo non porre una riflessione". Così una nota delle Sardine, che si domandano "perché la stretta" per contrastare il Coronavirus "non è stata impressa anche nel settore industriale? Pur comprendendo le necessità di non fermare la produttività del Paese e di garantire la sicurezza di alcune tipologie di impianti, ci si chiede quali siano le misure atte a tutelare la salute degli operai e dei luoghi di lavoro nei quali operano".  

"La tenuta economica del Paese, che determinate categorie di lavoratrici e lavoratori assicurano, non può gravare sulla salute loro e delle loro famiglie - sottolineano le Sardine - . In molte realtà, non esiste un sistema adeguato di controlli ed esistono altresì condizioni squilibrate di potere che determinano il ricatto occupazionale. E’ il caso delle fabbriche medio-piccole, delle aziende di confezioni, delle società con meno di 15 dipendenti dove tutto è ancora troppo spesso lasciato alla sensibilità del titolare". 

"Particolare preoccupazione desta la situazione delle migliaia di operai che quotidianamente entrano nei grandi siti industriali di tutta Italia, nelle quali sembra che non si voglia procedere ancora a fermate o riduzioni programmate delle produzioni", dicono dal movimento: "Oggi abbiamo il dovere di pensare a quegli operai costringendo le multinazionali che non si attengono al nuovo Dpcm a farlo, in nome del diritto alla vita di quei lavoratori, delle loro famiglie e delle loro comunità, già fortemente provate, come ad esempio nel caso di Taranto o dell'area industriale a sud di Siracusa o di quella di Monfalcone, sul piano epidemiologico e ambientale. E abbiamo il dovere di pensare a tutti quei lavoratori lasciati soli di fronte al sacrosanto diritto di mettersi in salvo". 

"Ci associamo pertanto al grido d’allarme arrivato dai sindacati di categoria per l’inaccettabile mancanza di misure di protezione dei lavoratori che lavorano in impianti complessi e che a tutt’oggi non sono garantiti nella loro incolumità - si legge ancora - . Mentre discutiamo della protezione di una intera comunità nazionale non dovremmo dimenticare il rispetto verso chi in prima fila e sul fronte estremo della crisi cura, assiste, produce, in quello scambio di responsabilità da cui nessuno dovrebbe sentirsi immune".