Coronavirus: Scaccia, 'preoccupazioni regioni comprensibili, ma cambiamo la Costituzione'

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"Il covid ha svelato le inefficienze e fragilità del nostro sistema costituzionale dando il via ad un nuovo ordinamento di emergenza, una sorta di disciplina parallela e provvisoria nella quale il rispetto del quadro delle competenze cede alle esigenze di tempestività ed immediatezza che richiede la situazione". Lo dice all'Adnkronos il costituzionalista Gino Scaccia, che, commentando le preoccupazioni sulla compressione di compiti e ruoli delle regioni sollevate dai governatori rispetto a quanto previsto nell'ultimo Dpcm, afferma: "Dire che siamo al confine del principio di legalità costituzionale è certamente non lontano dal vero, ma occorre riconoscere con realismo che potremmo superare la conflittualità e l'impasse attuale solo rivedendo la competenza costituzionale in tema di salute, che attualmente affida allo Stato la sola determinazione dei principi fondamentali. Personalmente ritengo che dovrebbe essere attribuita invece allo Stato la fissazione delle norme generali ed uniformi in materia, conservando alle Regioni piena autonomia sull'organizzazione del sistema sanitario".

"Si tratterebbe insomma di replicare quanto già oggi l'art. 117 Cost. prevede alla lettera n, in materia di istruzione. Una soluzione non originale, peraltro, visto che già nel progetto di revisione costituzionale bocciato nel referendum popolare del 2006 si assegnava allo Stato la competenza esclusiva a dettare le norme generali sulla tutela della salute. Bisogna tener conto - precisa il costituzionalista - che c'è una differenza profonda tra principi fondamentali, cioè norme a maglie larghe che ammettono diverse possibilità di sviluppo e di attuazione, e quindi lasciano ampia discrezionalità alle Regioni, e norme generali, cioè uniformi, che potrebbero imporre alle autonomie scelte anche molto puntuali, specifiche, che non lasciano alle Regioni spazio di manovra".

Scaccia, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico dell’Università di Teramo e docente di Diritto Costituzionale alla Luiss Guido Carli, afferma insomma che "introducendo una competenza statale di questo tipo lo Stato potrebbe arrivare fin dove si spinge l'esigenza di uniformità. Già oggi, in verità - rileva - è possibile per lo Stato avocare poteri amministrativi e legislativi delle Regioni, in base al principio di sussidiarietà. E tuttavia la giurisprudenza costituzionale, a partire dalla sentenza n. 303 del 2003, esige che in questo caso siano previsti moduli collaborativi idonei a rappresentare adeguatamente le istanze regionali. Il problema è capire se ciò sia stato fatto e possa sempre essere fatto quando sono necessarie decisioni fulminee per fronteggiare l'emergenza".

Sotto questo profilo, secondo Scaccia, le misure adottate si espongono a possibili contestazioni sul piano della violazione del principio di leale collaborazione, in base al quale i diversi livelli di Governo devono collaborare fra loro. "In effetti, l'intesa con le regioni che la Corte costituzionale in numerose pronunce ha considerato elemento essenziale per l'esercizio delle funzioni attratte in sussidiarietà in questi casi è doppiamente problematica. Innanzitutto perché un accordo con i singoli governatori su ciascun provvedimento allungherebbe pericolosamente i tempi di risposta alla crisi; in secondo luogo perché è improbabile, in chiave politica, che le regioni possano concordare con il Governo nel definirsi zona rossa e quindi nell'auto-denunciare ai loro cittadini le carenze del sistema sanitario che è affidato alla loro responsabilità".

Scaccia, che con Francesco Saverio Marini ha curato per Giappichelli editore il libro 'Emergenza covid e ordinamento costituzionale', spiega: "La gestione della pandemia ha vissuto fasi diverse, passando dalla centralizzazione acuta della prima fase a una maggiore responsabilizzazione dei governi locali quando si è consentito loro di adottare misure di contenimento ulteriori e più gravi di quelle imposte a livello statale. Ora mi pare si sia aperta una fase ispirata alla differenziazione, a un approccio sagomato sulle specificità locali. Mi pare evidente e comprensibile che le regioni rivendichino il loro coinvolgimento; ma il quadro costituzionale attuale non aiuta a definire con precisione ruoli e responsabilità dei diversi attori coinvolti nella gestione delle crisi sanitarie. E quando ci si affida alla sussidiarietà, come ho detto, diventa necessario un negoziato politico non facile né breve".

di Roberta Lanzara