Coronavirus: Selvaggia Lucarelli', 'la mia fede nella scienza non vacilla, in Burioni sì'

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"Tra gli effetti più disastrosi del Coronavirus va sicuramente annoverato lo schianto reputazionale di Roberto Burioni. E lo dico con non poca malinconia, perché riconosco a Burioni quel merito innegabile che gli riconosciamo tutti noi convinti che 'uno vale uno' non sia sempre una buona idea, specie quando la scienza si confronta con Fragolina74 e Fragolina74 dice che i vaccini sono fabbricati da bambini cinesi a Chernobyl nelle notti di plenilunio". Lo scrive Selvaggia Lucarelli su Tpi.it. con un richiamo anche sui suoi profili social. "All’inizio, il suo rimettere a posto i no-vax invasati e gli scienziati della domenica, ha avuto una sua funzione preziosa, che poi è quella di aver ridato valore a una parola tanto bistrattata, ovvero 'competenza'. Poi - scrive la giornalista - è successo qualcosa. Nel tempo, Burioni ha smesso di essere un tramite per mettere al centro la divulgazione scientifica e la divulgazione scientifica è diventata un tramite per mettere al centro Roberto Burioni. 

"Non riassumerò le polemiche che ci sono state negli anni, alcune critiche ai suoi modi bruschi, ad alcuni tweet che cominciavano a puzzare di tracotanza. Non commenterò il fanatismo di molti suoi sostenitori che per ottusità e violenza verbale non sono poi tanto dissimili dalla frangia più estremista dei no-vax. Commenterò solo la fase Coronovirus e l’effetto cartina di tornasole che ha avuto su di lui - prosegue la Lucarelli - In qualche modo, è come se assieme al Coronavirus fosse stato 'isolato' anche Burioni. È come se la ricercatrice dello Spallanzani avesse infilato pure lui in una provetta e lo avesse moltiplicato all’infinito perché potessimo studiarne meglio effetti e caratteristiche. E quello che ho visto, mi duole dirlo, non mi è piaciuto per niente". 

"È sembrato, fin da subito, che Burioni sia entrato in competizione con i colleghi virologi e perfino col Coronavirus stesso, in una sorta di inquietante gara a chi dei due fosse più virale - osserva la giornalista - Si è comportato, con la collega Gismondo, non come uno scienziato che instaura una legittima dialettica con un altro, ma come il re a cui è stato tolto lo scettro del virologo mediatico, dello scienziato da salotto. Di lì, quello sprezzante 'la signora del Sacco', che celava non certo l’intento dichiarato di 'correggere la collega sui numeri', ma quello di declassarla a bassa manovalanza, mentre lui resta 'il professore'". 

Quanto all’allarmismo "Burioni ha calcato parecchio la mano - sottolinea la giornalista - per esempio scrivendo su Twitter di 'conseguenze irreparabili se non si fosse isolata la Cina' e dimenticando così la sua missione e le sue responsabilità di scienziato: non si scrive, in un tweet, 'conseguenze irreparabili' con leggerezza, perché quell’aggettivo evoca morte e disastri, alimenta la psicosi. Queste cose si dicono a esperti, al Governo, a chi gestisce la crisi e di certo gli interlocutori ai piani alti a Burioni non mancano. Perché, se è vero che la scienza non è democratica, a che serve buttare in pasto a noi ignoranti delle suggestioni? Perché non esercitare un po’ di sana cautela anziché lanciarsi in dichiarazioni lapidarie su Twitter che poi si devono smentire il giorno dopo?". 

"E veniamo al capitolo più recente - continua la Lucarelli - Ieri Burioni ha annunciato l’imminente uscita di un suo libro. Titolo e sottotitolo: 'Virus, la grande sfida. Dal Coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità'. Sul tempismo non mi esprimo, non è certo il primo instant book della storia. Quello su cui si sono espressi in molti, invece, è proprio quel titolo 'Virus' associato alla parola 'peste'. Perché 'peste' non è solo un’espressione di quelle che di sicuro non edulcorano la psicosi, ma è anche scientificamente sbagliato accostare quell’espressione al termine 'virus' perché la peste è una malattia infettiva di origine batterica. Un batterio non è un virus".  

"Ed è così che centinaia di utenti medi, quelli che Burioni ama perculare, si sono messi a perculare Burioni, in un corto circuito imbarazzante e dannoso per tutti", evidenzia la Lucarelli, stigmatizzando da ultimo anche un'altro comportamento del virogolo: "Telefona ai giornalisti che hanno scritto male di lui per ingraziarseli". Infine una annotazione conclusiva della giornalista: "Annaspa, Burioni. È in difficoltà. A chi gli chiede cosa pensa del politico che lo voleva consulente di governo durante l’emergenza risponde pateticamente 'non ricordo neppure di che partito fosse', nonostante abbia retwittato e risposto a quel politico che ovviamente era di Italia Viva e fedelissimo del suo amico Renzi. Insomma, una catastrofe. Verrebbe da dire: il Coronavirus, in Cina, sembrerebbe in regressione. Anche Burioni purtroppo".