Coronavirus, Sima e Unesco: attrezzare subito ospedali militari -2-

Cro-Mpd

Roma, 6 mar. (askanews) - Negli ultimi 25 anni numerosi "nuovi virus" sono emersi da serbatoi naturali (animali) e, in alcuni casi, è stato giustamente lanciato un allarme pandemico: così è avvenuto negli anni 1997/2002/2005 per l'orthomyxovirus aviario H5N1, nel 2002/2003 per il coronavirus SARS (Ceppo Urbani) e nel 2009 per l'H1N1 triplice ricombinante dell'influenza suina proveniente dal Messico. In tutti questi casi non si è verificata la temuta pandemia essenzialmente perché i nuovi virus non hanno acquisito le mutazioni necessarie a invadere la nuova specie.

"Nel caso di 2019nCoV la situazione sembra molto differente. Il virus è per oltre il 90% della sua sequenza master analogo a un coronavirus di pipistrello e presenta almeno 6 mutazioni nella Spike Protein e 2 nel sito di clivaggio, che gli permettono di legare con grande facilità i recettori ACE2 delle vie respiratorie umane e di essere estremamente contagioso e invasivo per l'uomo. Infatti, nel giro di pochi mesi il virus ha provocato decine di migliaia di casi diagnosticati e migliaia di morti accertate in Cina, diffondendosi rapidamente in tutto il pianeta", continuano gli esperti di SIMA e Cattedra UNESCO. "Ci sembra di poter riconoscere negli ospedali militari - attualmente sottoutilizzati - le strutture idonee e adattabili in tal senso, in tempi relativamente rapidi per l'attuale emergenza, per i possibili sviluppi della stessa e per analoghe emergenze prossime venture. Analogamente, si propone di riaprire gli ospedali più recentemente chiusi nell'ambito dei piani di riordino delle sanità regionali, spesso ancora perfettamente arredati e pronti ad essere dedicati esclusivamente ai ricoveri da COVID2019", concludono gli esperti.