Coronavirus, sindacati: fermare attività produttive in Lombardia

Fcz

Milano, 20 mar. (askanews) - Stop a tutte le attività produttive non essenziali in Lombardia. A chiedere questa misura "fondamentale" sono i sindacati confederali del settore chimico e tessile preoccupati per la "situazione allarmante" che si è creata in Lombardia "sia per quanto riguarda il numero di ricoveri con necessità di terapia intensiva, sia per il numero altissimo di decessi" provocati dal Coronavirus.

Secondo Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec della Lombardia, il protocollo sottoscritto tra governo e sindacati confederali "è uno strumento importante" ma "non si è rivelato sufficiente e ha mostrato i suoi limiti proprio in quei territori dove la diffusione del Virus si è moltiplicata di ora in ora e dove vi era la necessità di agire rapidamente". La priorità, evidenziano i sindacati lombardi del settore chimico e tessile, deve dunque essere quella di "mettere in campo azioni anche diversificate che tengano conto delle specifiche peculiarità territoriali con particolare riferimento sia al numero di contagi che alle complesse situazioni gestionali, proprio come si è fatto inizialmente con la definizione della prima zona rossa". Un'ulteriore stretta necessaria non solo nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, che "più di tutte le altre stanno affrontando una situazione al limite della sostenibilità" ma in tutto il territorio regionale, perchè "non possiamo rischiare che si determini la stessa situazione anche in altre provincie".

Da qui la richiesta di una fermata "anche temporanea" di tutte le attività produttive "non indispensabili per la sopravvivenza" da parte dei sindacati che chiedono di intervenire con "priorità assoluta" a tutela della salute "individuale e collettiva".