Coronavirus: sindaco Codogno, 'finalmente contagi 0, ora il Governo ascolti nostre richieste'

webinfo@adnkronos.com

di Silvia Mancinelli  

"Ieri abbiamo registrato questo azzeramento dei contagi, che comunque ieri erano fermi ad uno. Sicuramente il trend è buono, incrociamo le dita perché continui così. E' una buona spinta a perseverare con i sacrifici, perché se dopo quasi cinque settimane l'incidenza fosse stata ancora quella iniziale poteva essere un ulteriore colpo per il territorio. Adesso però il Governo ascolti le richieste di noi sindaci dell'ex zona rossa e sgravi i nostri commercianti dalle imposte locali". Lo dice all'Adnkronos Francesco Passerini, primo cittadino di Codogno, il comune della bassa lodigiana dove vive il paziente 1 recentemente dimesso e dove, dopo cinque settimane di quarantena e chiusure, i contagi si sono azzerati.  

"Per i commercianti della nostra zona è tanto difficile - continua Passerini - quando si parla di proroghe continue bisogna anche pensare bene ad evitare i costi che gravano sulle attività, perché la gente chiusa da un mese, un mese e mezzo, due, non recupera la liquidità, le riserve per far fronte a tutte le spese che comunque vengono mantenute. Noi, come amministrazione, possiamo arrivare alla Tari, ma la copertura spetta sempre e comunque al Governo perché altrimenti salta il bilancio dei comuni". La tassa sui rifiuti era proprio tra i punti del protocollo inviato il 6 marzo scorso al presidente del Consiglio, al ministro dello Sviluppo Economico, al ministro dell'Interno e al ministro della Difesa a firma dei dieci sindaci dei comuni dell'ex rossa. 

"Chiedevamo di darci la possibilità di esentare i nostri cittadini: il Governo avrebbe dovuto solo prevedere in finanziaria la copertura delle nostre uscite Tari, una cifra che su tutti i comuni dell'ex zona rossa arriva a 10 milioni di euro in tre anni. Non certo una cifra per cui bisogna far manovre particolari e nessuno può dirci che non ci sono i soldi - insiste il primo cittadino di Codogno - Abbiamo scritto due volte, chiesto le coperture dei bilanci comunali dei tributi locali. Poteva essere un segnale importante almeno per le attività che tanti sacrifici hanno fatto e continuano a fare. Non possiamo come Comune esentarli autonomamente dalle imposte. Non ci hanno mai risposto, nemmeno ci hanno detto di aver letto i protocolli scritti con tanta cura, riportando stime di spese pregresse. Non si impone nulla al governo, per carità, le nostre erano richieste di amministratori al di là del colore politico, ma almeno si prendano l'impegno a dare un piccolo sollievo a chi ha chiuso già venti giorni prima delle attività del resto d'Italia".  

Ma cosa si legge, precisamente, nel protocollo inviato ormai ben 19 giorni fa? "Per i Comuni compresi nell’allegato 1 al Dpcm 01/03/2020 - scrivevano i dieci sindaci - chiediamo l’esenzione dal pagamento di imposte e tasse locali che costituisce misura finalizzata al perseguimento di un triplice obiettivo: parziale ristoro economico ai cittadini e alle imprese del territorio; alleggerimento della pressione tributaria; incentivo alla ripresa economica".  

E nello specifico: "l’esenzione dal pagamento dell’addizionale Irpef consente di ristorare i cittadini dei disagi e delle spese sostenute per affrontare lo stato emergenziale, modulando, nel contempo, il ristoro in funzione della capacità contributiva. L'esenzione dall'Imu, invece, con particolare riferimento alle imprese, ha il principale scopo di evitare la richiesta tributaria allorquando l ’immobile, con buona probabilità, è inserito in un complesso aziendale che a causa dell’emergenza sanitaria è stato menomato nella capacità di produrre reddito".  

E quindi Tari, Cosap, Tosap e Cimp: "Mentre la Tari è applicata a soggetti privati e imprese, le altre tasse sono prettamente applicate a soggetti imprenditoriali - si legge ancora - L’esenzione dal pagamento, oltre ad una finalità ristoratrice dei danni e dei disagi subiti, ha una finalità incentivante della ripresa economica. Chiediamo che venga istituito un fondo investimenti per i Comuni della zona rossa e gialla perché possano immediatamente investire nelle loro comunità al fine di incentivare la ripresa economica anche con utilizzo di pubblici investimenti. E’ urgente che Inps - concludono i sindaci - chiarisca il prima possibile le modalità di 'copertura' totale per i lavoratori della zona rossa impossibilitati ad andare al lavoro causa ordinanza governativa. Servono automatismi, perché se 'malattia' è lo status da presentare è evidentemente impossibile farsela certificare visto che i medici di famiglia sono ovviamente impegnati per le urgenze sanitarie".