**Coronavirus: sindaco Pavia e associazioni scrivono a Conte, 'no a violenza, ma modifica dpcm'**

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Un appello al premier Giuseppe Conte per ''rivedere il Dpcm del 24 ottobre nell’ottica di un migliore bilanciamento fra principi costituzionali quali la salute e la libera attività economica è stato lanciato oggi dal sindaco di Pavia, Mario Fabrizio Fracassi. Appello firmato anche dai rappresentanti di Ascom Confcommercio, Cna, Confartigianato e Claai e Coni nel quale si condannano gli episodi di violenza accaduti nelle altre città per manifestare contro il provvedimento varato per arginare la diffusione del coronavirus, ma si definisce anche il provvedimento stesso ''norma iniqua e inadeguata''.

''Nessuno- scrive il sindaco- nega che sia necessario intervenire con rigore per arginare l’avanzata del contagio. Riteniamo, però, che le soluzioni adottate partano da una premessa sbagliata e individuino un falso “colpevole”: la ristorazione, i bar, i cinema, i teatri, le palestre, le piscine; che pure hanno adeguato le proprie attività, al prezzo di investimenti significativi, agli standard di sicurezza indicati dalle stesse Autorità sanitarie''.

''Una scelta, la Sua, presa peraltro in assenza di dati pubblici e verificabili sul numero di contagi che avverrebbero nelle suddette realtà e senza considerare i risvolti psicologici che una chiusura senza distinzioni delle aree di svago dei cittadini avrebbe comportato in termini di malessere individuale e aumento delle tensioni sociali, vista l’assenza di luoghi in cui vivere, benché con attenzione, qualche ora spensierata, lontano dal perpetuo dibattito su Covid-19''.

Secondo il primo cittadino ''Poco è stato realizzato, invece, per limitare quelle occasioni di assembramento che sono, con ogni evidenza, parte integrante dei problemi connessi alla circolazione del Virus, arrivando al paradosso di una normativa statale che penalizza chi si è attrezzato per evitare gli assembramenti nei propri locali - oltre al relativo indotto, costituito da migliaia di fornitori e da tutte le attività economiche collaterali -, senza colpire gli assembramenti medesimi, che avvengono in buona misura all’esterno''.

In particolare, il sindaco e le associazioni lamentano ''l’assenza di un piano nazionale per il trasporto pubblico in periodo di emergenza, oltre all’insufficienza dei controlli sul rispetto delle distanze di sicurezza e sul corretto uso dei dispositivi di protezione: azioni che, pur con la massima volontà di collaborazione, non possono essere demandate alla buona volontà dei privati o alla particolare capacità, in termini di risorse umane e di mezzi, degli enti locali. In questi ambiti, ne converrà con noi, occorrono un coordinamento e dei sovvenzionamenti specifici da parte dello Stato: aspetti che, purtroppo, sono entrambi mancati''.