Coronavirus, Sinuc: malnutrizione rischio ulteriore per pazienti

Cro-Mpd

Roma, 18 mar. (askanews) - La malnutrizione può ridurre la resistenza e l'outcome di pazienti anziani e fragili a una malattia virale, come quella determinata dal Coronavirus, che nella popolazione adulta e sana determina, nella maggioranza dei casi, una malattia più controllabile. Le persone che hanno uno stato nutrizionale migliore infatti sono quelle più difese dalle infezioni in genere.

La popolazione anziana è più coinvolta e più gravemente colpita da questa emergenza perché ha minore resilienza agli eventi di stress esterno anche perché è spesso malnutrita. La maggior parte degli anziani, infatti, non ha uno stato di nutrizione ottimale, ha un'alimentazione incompleta o insufficiente e ha perdita di massa grassa e di muscolo, e questo aumenta fortemente il rischio di ammalarsi di patologie infettive. A causa di una meno efficiente risposta immunitaria.

"Esiste uno stato fisico che ci permette di difenderci megliodalle infezioni batteriche o virali come il Coronavirus, caratterizzato da un'alta capacità di contagio. Gli anziani, i soggetti più fragili e quelli con malattie croniche preesistentisono più suscettibili non tanto all'infezione, ma alle conseguenze negative che provocano l'aggravamento delle loro condizioni e non di rado la morte - spiega Maurizio Muscaritoli, presidente della Sinuc, la Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo - inoltre è stato osservato da diversi studi che anche pochi giorni di ricovero con la conseguente immobilità a letto determinano una perdita di muscolo e uno stato di malnutrizione con perdita di peso del 10% già nei primi giorni e in maniera lineare all'aumentare della permanenza in ospedale. Ricoveri che nel caso del COVID-19 non si limitano a pochi giorni ma prevedono settimane".

Alcune ricerche inoltre hanno dimostrato che combattere la sarcopenia, ossia la perdita di massa muscolare, ha come beneficio il miglioramento della funzione respiratoria, una migliore risposta ai trattamenti e una dimissione più rapida. Nel caso del COVID-19 potrebbe significare una permanenza più breve nei reparti di terapia intensiva" , chiarisce Muscaritoli.