Coronavirus, taglio agli stipendi: la posizione della Roma

Omar Abo Arab

Anche in casa Roma si attende la fine dell'emergenza coronavirus. Non solo per le note questioni sanitarie, ma anche per capire (se) come riprenderà il campionato e soprattutto quanto la crisi economica avrà influito sui conti delle società calcistiche. 

James Pallotta


Una delle contromisure paventate dai club, in primo luogo, è stata una soluzione condivisa anche dalle altre società europee: quella del taglio agli stipendi. Per lo meno di marzo, visto che non si è né giocato il campionato, né svolto alcun allenamento. Non è però il caso della Roma: i giallorossi non stanno premendo per far riprendere il campionato o interrompere il pagamento degli stipendi


In questo senso sono state chiare le parole del CEO romanista Guido Fienga che, dalle pagine del Corriere della Sera, ha spiegato:  "​I danni prodotti da questo virus non sono soltanto sanitari, ma anche sociali. Mi riferisco ai comportamenti degli egoisti e dei furbi. All’inizio qualcuno ha provato a prendere dei vantaggi su chi, in quel momento, era più debole. E non sto parlando solo del calcio italiano, ma anche di decisioni prese dai governi di alcuni Stati o da comportamenti industriali di concorrenza sleale. Il calcio, che in Italia è il terzo settore per fatturato, compreso l’indotto, si salverà se gioca di squadra”.

FC Internazionale v AS Roma - Serie A


A Trigoria si attende la fine della crisi per fare la conta dei danni economici, ma non vuole intraprendere iniziative solitarie. Piuttosto si cerca una soluzione unitaria di concerto con la Lega Serie A e affrontare una strategia comune.

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