Coronavirus, test negativi: riapre San Luigi dei francesi... -2-

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Città del Vaticano, 2 mar. (askanews) - Proprio a causa della presenta nella comunità religiosa di San Luigi dei francesi si un sacerdote che, tornato a Parigi, è risultato positivo al coronavirus, "a titolo precauzionale", rendeva nota la stessa ambasciata francese presso la Santa Sede, era stato deciso ieri di "sospendere le messa a San Luigi dei Francesi e di chiudere la Chiesa alle visite dei turisti. Allo stesso titolo, i preti che risiedono a San Luigi sono stati messi in quarantena".

Per questo motivo, anche un dipendente vaticano del dicastero vaticano per la Comunicazione si era messo in quarantena prcauzionale volontaria per il fatto di far parte di quella comunità religiosa. "Cari colleghi", hanno i superiori del dicastero nel testo di una mail interna pubblicata dal sito specializzato Il Sismografo, "desideriamo informarvi che un nostro collega in servizio a Palazzo Pio sta osservando, da domenica 1 marzo in via precauzionale, un periodo di quarantena che si prevede sia molto limitato, poiché all'interno della sua comunità religiosa in Roma si è registrato il caso di un confratello che è risultato positivo al tampone del coronavirus. La positività è emersa in Francia, Paese in cui questa persona ora si trova. Dalle informazioni ricevute, risulta che questa persona abbia soggiornato per l'ultima volta nella comunità religiosa di Roma all'incirca a metà febbraio, dopo aver effettuato, nel corso di un suo viaggio, alcune soste nel nord Italia. E prima di essere poi ripartito in aereo per la Francia".

"Il nostro collega sta bene e non presenta sintomi; la quarantena disposta per lui e per tutti gli altri membri della sua comunità religiosa è prevista dai protocolli sanitari come misura di cautela e prevenzione. Le autorità sanitarie competenti - con cui la Direzione di Sanità ed Igiene dello Stato della Città del Vaticano è in contatto - stabiliranno se la quarantena debba effettivamente continuare nei prossimi giorni dato che l'ultima permanenza nella comunità religiosa di Roma della persona risultata positiva al tampone del coronavirus risalirebbe - come detto - a metà febbraio. In tal caso, sarebbero già trascorsi i 14 giorni previsti dai protocolli sanitari per l'applicazione del regime di quarantena. I protocolli sanitari, confermati dalla Direzione di Sanità ed Igiene dello Stato della Città del Vaticano, non prevedono restrizioni o limitazioni per i cosiddetti 'casi secondari' ossia di contatto indiretto con una persona sana che sia stata messa in quarantena. Pertanto non vi sono particolari disposizioni o misure che riguardino al momento Palazzo Pio. Come misura prudenziale, la Direzione di Sanità ed Igiene dello Stato della Città del Vaticano ha comunque provveduto ad effettuare la sanificazione e la pulitura della stanza di lavoro del nostro collega e di altri ambienti comuni".