Coronavirus in Trentino, ragazzo positivo: “Prima mi sentivo invincibile”

Coronavirus, in Trentino ragazzo positivo

In Trentino, un ragazzo di 29 anni è risultato positivo al Coronavirus e ha voluto condividere la sua esperienza, raccontando di come si sente e cosa prova a livello emotivo. Il suo messaggio è diretto a tutti, e a chi sottovaluta la malattia: “Vedo su Instagram che le persone continuano a vedersi, andare al parco, ci sono assembramenti”, dice Mattia, “Mi rivolgo soprattutto ai miei coetanei, non voglio che passino quel che sto passando io. State a casa, al momento è la cosa più importante”.

Trentino: ragazzo positivo al Coronavirus

Il giovane Mattia lavorava presso un impianto sciistico di Canazei, nella provincia di Trento, dove il viavai di turisti e locali è sempre tanto. Alberghi pieni, piste da sci affollate e qualcuno fuggito dalla zona rossa lombarda. Quando i casi di Coronavirus hanno iniziato ad essere tanti, molti lavoratori nella zona sono stati contagiati.

Il ragazzo risiede a San Giovanni ed era andato a lavorare in Val Di Fassa per la stagione invernale. Il 15 marzo 2020 viene ricoverato all’Ospedale di Rovereto, dopo quattro giorni in cui non si sentiva bene. “Una sera stavo mangiando a casa e facevo fatica a respirare“, racconta, “Ho chiamato l’ambulanza, mi hanno portato in ospedale e fatto il tampone”.

Come ci si sente con il Coronavirus

Mattia spiega di avere febbre che si alza e abbassa, dolori alle ossa soprattutto per la terapia e una fastidiosa sensazione al petto, come se fosse “pieno di polvere”. Non soffre di patologie pregresse, è sano ed è uno sportivo. Fino a due mesi fa, sottovalutava il virus: “Mi sentivo invulnerabile e invincibile, non me lo aspettavo. Quando ho cominciato a stare male, mi sono reso conto che il mio corpo si accorgeva di dover combattere una cosa nuova, mi sono molto spaventato”.

Adesso, Mattia lancia un accorato appello a tutte le persone che si trovano costrette in casa, secondo quanto richiesto dal Governo. Chiede di essere responsabili, di portare pazienza, definendosi come la prova vivente del fatto che anche un ragazzo giovane come lui può stare molto male a causa del Coronavirus.

Da solo in ospedale: “Sconfiggerò la malattia”

Purtroppo, la sua famiglia non può andarlo a trovare e questo provoca in lui un grande senso di solitudine, anche se sa che è l’unico modo: “I medici mi trattano bene, sono professionali e gentili, mi sento al sicuro e sono ottimista, sconfiggerò la malattia. Ma ricorderò per sempre il senso di shock che ho provato mentre ero steso sul divano e ho visto entrare i dottori completamente coperti”, racconta.