Coronavirus, tutti a caccia di baby-sitter

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"Se da una parte si riflette sul fatto di chiamare una baby-sitter della quale si sa poco o niente in un momento in cui le relazioni interpersonali, a causa dell'epidemia" di coronavirus "sono un po' in dubbio, dall'altra c'è l'emergenza dei genitori di dover gestire il menage familiare, anche per la chiusura improvvisa delle scuole. Va tenuto dunque conto di questo contesto per una valutazione. Ad ogni modo abbiamo rilevato che le richieste di baby-sitter nell'ultima settimana (dal 27 febbraio ad oggi) in Italia sono cresciute del 17% sul nostro sito". A dirlo all'Adnkronos Jules Van Bruggen, fondatore e titolare di Sitly, una piattaforma che mette in contatto genitori e baby-sitter e che oggi in Italia conta oltre 700.000 iscritti. 

L'idea è venuta a papà Jules in un momento in cui il welfare olandese era in sofferenza: l'esigenza di trovare una soluzione veloce per l'assistenza dei suoi bambini ha fatto nascere nel 2009 nel Paesi Bassi la piattaforma in grado di trovare, grazie al sistema di geolocalizzazione, una baby-sitter vicino casa. Dall'Olanda all'Italia, dove il sito (già 'Sitter-Italia') è attivo dal 2013, fino ad arrivare in 12 paesi del mondo.  

"E' comunque azzardato considerare la percentuale di crescita - evidenzia Van Bruggen - in relazione alle misure adottate per fronteggiare il coronavirus e quindi la conseguente organizzazione familiare. Non abbiamo fatto interviste dirette, non abbiamo dati precisi in tal senso. Quando c'è stata l'esplosione dei primi casi di contagio in Italia, ad esempio, il sito ha registrato una diminuzione di richieste in Lombardia. Ma non possiamo dire se sia stato o meno l'effetto del coronavirus".