Coronavirus, Univr: blocchi per emergenza "puliscono" l'aria

Bnz

Verona, 18 mar. (askanews) - Come già successo in Cina, anche la Pianura padana, tra le zone più inquinate d'Europa, sta traendo giovamento dai blocchi imposti dall'emergenza Coronavirus. Con la riduzione degli spostamenti e con le fabbriche a regime ridotto, la qualità dell'aria, mostrano i satelliti, è decisamente migliorata. Ma questo effetto positivo durerà nel tempo o torneremo ben presto ai livelli di inquinanti cui eravamo purtroppo abituati? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Vallini, docente di Microbiologia agraria nel dipartimento di Biotecnologie dell'ateneo, diretto da Paola Dominici.

"È noto che le emissioni di gas di scarico dovute al traffico veicolare - spiega il professor Vallini - contribuiscono pesantemente all'inquinamento dell'aria specialmente nelle aree metropolitane, quali gran parte del bacino padano. Gli scarichi veicolari contengono principalmente monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx), idrocarburi (tra i quali anche quelli policiclici aromatici, conosciuti come IPA), particolato sospeso (polveri sottili e fuliggine) e quantità variabili di anidride solforosa (SO2). In uno scenario mondiale in cui ci si affanna ormai a contrastare la pandemia causata dal nuovo coronavirus, l'Italia - che ha scelto di adottare misure drastiche quali il confinamento domestico della popolazione - registra un crollo del traffico veicolare, ma anche delle attività produttive, tanto che le emissioni hanno subito una netta riduzione. Di conseguenza - ha concluso - l'aria è tornata - sulla scorta dei dati registrati dai satelliti - ad esser "pulita" come forse non si vedeva dai tempi dell'"austerità" determinata dalla crisi petrolifera degli anni '70 del secolo scorso, quando - tuttavia - lo stop al traffico automobilistico spingeva i cittadini a riappropriarsi delle città sgombre da veicoli con uscite di massa a piedi e in bicicletta".