Coronavirus, vescovi Ue: su messe di Natale Bruxelles ci consulti

Red
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Roma, 18 dic. (askanews) - I vescovi dell'Unione europea respingono il "metodo" adottato dalla Commissione europea nel pubblicare delle "raccomandazioni non vincolanti" circa le restrizioni alle funzioni religiose di Natale dovute alla pandemia, invitando Bruxelles a consultare prima i rappresentanti religiosi e rivendicando gli "sforzi compiuti in questi ultimi mesi dagli Stati membri dell'UE, insieme alle Chiese locali e alle comunità religiose, per garantire che le misure sanitarie siano in atto durante le celebrazioni, evitando violazioni della libertà di religione".

La Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece), ossia l'organizzazione con sede a Bruxelles che coordina e rappresenta le istanze degli episcopati dei paesi Ue, ha diramato oggi un comunicato in merito alla strategia della Commissione Europea "Rimanere al sicuro dal COVID-19 durante l'inverno", pubblicata mercoledì 2 dicembre, e ricorda "l'impegno sancito dall'articolo 17 del Trattato sulla Funzionamento dell'Unione europea (TFUE). In questo contesto, è particolarmente cruciale consultare le chiese e le comunità religiose quando nei documenti dell'UE sono previsti riferimenti che riguardano anche questioni religiose".

Il documento adottato dalla Commissione europea raccomanda agli Stati membri "in caso di cerimonie, (di) considerare di evitare un vasto pubblico o di ricorrere a trasmissioni online, televisione o radio, (...) e vietare i canti corali".

"Pur comprendendo la preoccupazione alla base della raccomandazione, la Comece non può supportare il metodo che le istituzioni dell'UE hanno scelto nel fornire tali orientamenti", si legge nel comunicato.

Inoltre, "la Comece desidera anche sottolineare che l'articolo 17, paragrafo 1, TFUE sottolinea la competenza nazionale esclusiva a determinare i rapporti tra Chiesa e Stato e la non ingerenza dell'UE in questi rapporti".

"La mancanza di competenza dell'UE - afferma padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Comece - dovrebbe essere un motivo in più per le istituzioni dell'UE per coinvolgere le autorità religiose nell'esame delle raccomandazioni non vincolanti per le questioni relative alle celebrazioni religiose, nel pieno rispetto della libertà di religione".

Come sottolineato dai Presidenti delle Conferenze episcopali dell'UE nel loro recente messaggio all'UE e agli Stati membri, ricorda ancora la Comece, "un elemento cruciale per la Chiesa in molti Stati membri durante la pandemia è la rispetto della libertà religiosa dei credenti, (...) nel pieno rispetto delle esigenze di salute".

"Le raccomandazioni dell'UE non vincolanti in questo settore", conclude l'organismo che rappresenta i vescovi Ue, "soprattutto se adottate senza consultare chiese e comunità religiose, possono mettere a repentaglio gli sforzi compiuti negli ultimi mesi dagli Stati membri dell'UE, in collaborazione con le chiese e comunità religiose locali, per garantire che durante le celebrazioni vengano messe in atto misure sanitarie, evitando violazioni della libertà religiosa".