Coronavirus, Wwf: legame tra pandemie e perdita di natura -2-

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Roma, 14 mar. (askanews) - Dagli animali all'uomo. Alla base dell'origine del nuovo coronavirus c'è il fenomeno dello "spillover", titolo di un libro di successo del giornalista scientifico USA David Quammen (2012) che racconta proprio come alla base di epidemie come l'ebola ci sia la distruzione degli ecosistemi, in particolare quelli forestali, i più complessi e ricchi di biodiversità. Spillover significa "salto interspecifico", il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un'altra, in questo caso da animale a uomo. Fra i più probabili serbatoi del virus SARS-CoV-2 ci sono alcune specie di chirotteri (pipistrelli), ma rimane aperta anche l'ipotesi che a facilitarne la diffusione come 'ospiti intermedi' siano stati i pangolini.

Questi piccoli mammiferi insettivori, le cui 8 specie esistenti sono tutte a rischio estinzione secondo la IUCN, l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, sono gli animali più contrabbandati al mondo per via delle infondate credenze sui poteri curativi delle loro scaglie, ma anche per la loro carne. Ad oggi non sappiamo ancora quale sia stata l'origine del SARS-CoV2, ma è molto probabile che dietro la sua diffusione si nasconda il commercio legale e illegale di animali selvatici vivi o di loro parti.

Il commercio di animali selvatici è infatti un comprovato veicolo di vecchie e nuove zoonosi, che ogni anno causano circa un miliardo di casi di malattia e milioni di morti. Il 75% delle malattie umane fino ad oggi conosciute, infatti, deriva da animali, così come il 60% delle malattie emergenti viene trasmesso da animali selvatici. (Segue)