Coronavirus, Zangrillo: "Osserviamo cose positive ma qualcuno appare irritato"

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"Non c'è una guerra tra guelfi e ghibellini, noi osserviamo delle cose che sono fortunatamente molto positive ma qualcuno purtroppo appare irritato". Lo ha detto a 'L'aria che tira' su La7 Alberto Zangrillo, primario della terapia intensiva dell'ospedale San Raffaele di Milano difende le affermazioni fatte ieri da 10 clinici lui compreso, sul virus diventato meno pericoloso. 

"Qualcuno purtroppo - attacca Zangrillo - non conosce il significato di scienza. La scienza, recito dalla Treccani, 'è un insieme di discipline fondate essenzialmente sull'osservazione, l'esperienza e il calcolo'. Quando ieri dieci colleghi provenienti da dieci differenti discipline hanno detto quello che osservano quotidianamente si è sollevato un putiferio e qualcuno ha detto che siamo stati 'superficiali, neofiti e abbiamo promulgato un documento demenziale'". 

"Tutto parte - ha spiegato Zangrillo - da uno studio condotto dal gruppo del professor Clementi, direttore della virologia del San Raffaele e che aveva visto che 100 tamponi eseguiti a maggio producevano una carica virale molto più bassa rispetto agli stessi tamponi su pazienti di un gruppo omogeneo fatti un mese e mezzo prima. Allora noi abbiamo molto attentamente osservato se ci fosse una correlazione con la clinica". 

"Io sono felice - ha aggiunto - di poter dare una comunicazione di speranza, ottimistica. Nessuno di noi ha detto di togliere le mascherine, abbracciarci e assembrarci. Abbiamo osservato quello che accade in Italia da due mesi". 

Quanto al futuro, ha chiarito il primario del San Raffaele, "io non lo so se ci sarà la seconda ondata, è auspicabile che non ci sia. Se dovesse arrivare abbiamo detto chiaramente e senza poter essere smentiti che dal momento che tutti i grandi ospedali nel mondo hanno lavorato, abbiamo conosciuto questo virus e sappiamo come affrontarlo".  

Zangrillo contesta poi anche chi insiste su restrizioni molto rigide. "Dire adesso 'forse non faremo tornare i bambini a scuola, non dobbiamo prendere gli aerei, dobbiamo rimanere a casa', equivale a dire che dobbiamo morire, chiuderci in casa in attesa che arrivi questa seconda terribile ondata e cercare di morire il meno possibile: non è così! Piantiamola - ha concluso il professore - siamo tutti dalla stessa parte, stiamo facendo scienza, le evidenze ci dicono che domani è bello anche dal punto di vista dell'epidemia".