I FATTI DELL'ANNO

Corruzione, nel 2012 l'Italia affonda: siamo al 72esimo posto su 174 nazioni

La classifica di Trasparency Internetional colloca l'Italia al 72esmio posto tra i Paesi più corrotti, 3 gradini più in basso rispetto al 2011.

(LaPresse)Dopo le inchieste giudiziarie di ogni tipo, dalla corruzione alla prostituzione minorile passando per concussione e falso in bilancio, la reputazione dell'Italia sotto il governo di Silvio Berlusconi non è stata delle migliori.
Così, con l'arrivo del governo Monti, molti avevano sperato che la serietà e l'irremovibilità del professore, assieme alle misure drastiche e ai numerosi sacrifici chiesti al Paese, riportassero almeno all'estero quel sentore di credibilità e facessero in modo che il "bunga bunga" e il "cucù" alla Merkel restassero solo un lontano, imbarazzante, ricordo.

E la conquista della copertina del Time il giorno del primo incontro ufficiale del premier con il presidente Usa Obama avevano dato una boccata d'aria non solo all'Italia, ma all'Europa intera. "Può quest’uomo salvare l’Europa”, si chiedeva il settimanale. Una domanda a cui hanno risposto, durante l'anno, i vari primi ministri europei, elogiando il suo operato, oltre ai  commenti lusinghieri del Fondo monetario internazionale sugli sforzi fatti dall'Italia sul risanamento del conto di bilancio. Eppure...

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Eppure questi sforzi non sono serviti a cambiare la percezione che le altre nazioni hanno nei confronti del nostro Paese, specie in tema di corruzione. La graduatoria pubblicata da Transparency International ci vede infatti al 72esimo posto su 174 nazioni, addirittura dopo Ghana, Romania e Brasile. Scendendo ancora più giù rispetto al 2011: l'anno precedente la posizione dell'Italia era 69esima. E i dati non sono migliori neanche nell'elenco degli Stati dell'Unione Europea, visto che siamo terzultimi. Peggio di noi, solo Bulgaria e Grecia, per non parlare poi della 13esima posizione occupata tra i Paesi del G20.

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Seppur percepita, la sensazione che rimane è quella di un Paese corrotto e inaffidabile. Sicuramente a pesare sulla non facile situazione ci avranno pensato i recenti scandali giudiziari che hanno colpito la Regione Lazio e la Lombardia. E può influire, seppur in minima parte, la situazione di crisi in cui vertono i Paesi europei: Italia e Grecia, infatti, sono nella top list degli Stati più corrotti, ma allora non si spiega perchè la Spagna si trova al 30esimo posto, guadagnando addirittura un punto rispetto al 2011.

Ad influire sul dato, il tortuoso iter parlamentare per l'approvazione delle norme anticorrruzione. Una legge "all'italiana", emanata a fatica neanche un mese fa dopo anni di dibattiti e polemiche tra i partiti politici e il monito di alte istituzioni quali il Csm.
Molte le pene inasprite, come per la corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio o per abuso d'ufficio, oltre alla delega affidata al governo per discipinare l'incandidabilità dei condannati con sentenza definitiva per reati gravi e per reati contro la Pubblica Amministrazione. Ma in altri ambiti la norma lascia una certa indeterminatezza, come spiega in un'intervista Paolo Tosoni, avvocato del foro di Milano e presidente della Laf, Libera associazione forense. "Proprio riguardo alla concussione - afferma Tosoni -  mi lascia perplesso la distinzione fatta tra costrizione ed induzione". Perplessità anche riguardo la norma sul traffico di influenze: "Diversamente dalla concussione, [...] il traffico di influenze è di difficile comprensione e di non facile inquadramento nelle condotte e nelle pratiche concrete. Questo si presta, purtroppo, [...]  a letture forzate e non precise e [...] a prima lettura potrebbe prestarsi anche ad eventuali abusi o perlomeno ad un utilizzo "leggero" per qualsiasi situazione che presenti un minimo di non linearità".

Sono quindi i fatti di cronaca, associati ad una normativa vaga e ad un debole sistema di controllo ad avere un impatto negativo sulla credibilità del nostro Paese. E' necessario perciò, secondo la presidente di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo che “il Governo presente e quelli futuri dovranno mantenere l’anticorruzione in cima alla loro agenda politica: non siamo solo noi addetti del mestiere a richiederlo, ma i cittadini e le imprese”.

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