Corruzione all'Ortomercato di Milano: arrestato ex dg di Sogemi -2-

Alp

Milano, 19 nov. (askanews) - Nell'inchiesta, coordinata prima da dal pm Cristiana Roveda sotto la direzione prima di Ilda Boccassini e poi del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, risultano indagate a piede libero altre due persone.

"L'attività di indagine prosegue ora su altri profili" hanno spiegato gli inquirenti, lasciando intendere che gli arresti di questa mattina sono il risultato di un passaggio delle investigazioni, così come accadde con una serie di perquisizioni compiute nei confronti di alcuni indagati nel dicembre 2018.

Oltre all'attuale capo della direzione Affari generali della partecipata del Comune che gestisce l'ortomercato di Milano, il 53enne Stefano Zani accusato di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio "commesso in continuazione", le altre due persone finite ai domiciliari sono il 62enne milanese Giorgio Gnoli e il 54enne di origine tarantina, Vincenzo Manco, ritenuti dagli investigatori della squadra mobile gli amministratori occulti della società Ageas, un consorzio di cooperative concessionario per le attività di facchinaggio (in ausilio dei grossisti) nell'Ortomercato. Ai due, nel provvedimento disposto dal gip Carlo Ottone De Marchi, viene contestato anche il reato di istigazione alla corruzione.

Sempre secondo quanto spiegato dagli investigatori, le indagini sono scattate nel febbraio 2018 dopo la denuncia di un dipendente della Sogemi addetto alle attività ispettive nei confronti dei due referenti del consorzio Ageas. L'uomo aveva denunciato che a gennaio i due "si erano recati nel suo ufficio e gli avevano rivolto proposte di natura economica affinché si esimesse dall'avviare un procedimento sanzionatorio finalizzato alla revoca ad operare nei confronti di una delle consorziate. Quest'ultima, infatti, aveva acquisito in maniera simulata un intero ramo di azienda di una concorrente in totale violazione delle norme in materia di evidenza pubblica". I successivi accertamenti della polizia "hanno consentito di dimostrare l'esistenza di un rapporto di natura corruttiva continuato e risalente nel tempo tra i due imprenditori e l'allora direttore generale Zani". Per l'accusa, il manager avrebbe ricevuto dagli imprenditori "costanti dazioni di denaro", cene pagate e l'intero restauro di un mobile antico, consentendo in cambio "ai due di acquisire le commesse di facchinaggio in violazione delle norme in materia di appalti" e "riducendo ripetutamente e drasticamente le sanzioni inflitte al consorzio e alle sue consociate" in seguito alle infrazioni rilevate dagli ispettori di Sogemi.