Corruzione in un Comune del Varesotto: tre arresti -2-

Red-Alp

Milano, 11 nov. (askanews) - A finire in manette sono stati un funzionario del Comune di Induno Olona (Varese) e un agente di commercio varesino di un'impresa coinvolta, mentre ai domiciliari è stata posta la legale rappresentante di un'altra azienda di Varese, accusata di aver impiegato alcuni suoi dipendenti "nella gestione e manutenzione della tenuta agricola" del dipendente comunale, invece che "per l'esecuzione di lavori pubblici di ristrutturazione". Complessivamente risultano indagate, a vario titolo, 26 persone.

Sempre secondo quanto riferito dalla Finanza, le indagini dei militari della Compagnia di Gaggiolo (Varese), avviate nel gennaio scorso e coordinate dalla procura di Varese, "hanno accertato che il dipendente pubblico, in cambio di denaro o altre utilità (buoni per l'acquisto di viaggi all'estero, abbigliamento, prodotti hi-tech, attrezzatura per praticare l'equitazione ed una cuccia per il cane) per un totale di circa 110mila euro, manipolava, sistematicamente, le gare e le procedure di appalto, assegnando, illecitamente, l'esecuzione dei lavori di manutenzione di opere pubbliche, truffando l'Ente locale". "Basti pensare, ad esempio, che, in una arco temporale di circa 18 mesi, sono emerse forniture per oltre 700 tonnellate di catrame per il rappezzo del manto stradale, pagate con denaro publico all'azienda fornitrice ma in realtà mai consegnate, cagionando al Comune un danno economico stimato pari a circa 160mila euro" si legge nella nota diffusa dalle fiamme gialle, in cui si spiega inoltre che "per non destare sospetti, il funzionario infedele era solito incontrare gli imprenditori conniventi all'interno degli spogliatoi in uso agli operai del Comune: qui, al di fuori da sguardi indiscreti, veniva documentato il passaggio del denaro e dei beni richiesti, a fronte dell'illecita assegnazione dei lavori pubblici".

"In tale circostanza, venivano inoltre concordate le modalità relative alla predisposizione dei falsi documenti amministrativi e fiscali necessari sia per truffare il Comune che per riciclare il denaro delle mazzette, denaro che veniva accantonato mediante fittizi pagamenti di forniture di beni mai realizzate" prosegue la Finanza, aggiugendo che "per far fronte all'illecito modus operandi, venivano utilizzate ad hoc 9 società 'cartiere', riconducibili a prestanomi ed utilizzate al solo fine di emettere false fatture".