Corte dei conti chiede 4,5 mln di danni per occupazione Casapound -3-

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Roma, 23 dic. (askanews) - Dal punto di vista storico - ricordano i magistrati della Corte dei conti - 'il palazzo in questione, situato nella centrale via Napoleone III, nel cuore dello storico rione Esquilino di Roma, è stato sede di importanti uffici della pubblica istruzione fin dagli anni '60, per poi essere di fatto abbandonato nell'esclusiva disponibilità di soggetti privati (una associazione e circa 40 persone, poi divenute circa 60), senza peraltro che né il titolare del diritto di uso governativo (MIUR) né il titolare dei diritti demaniali (Agenzia), abbiano mai avviato le azioni amministrative, civili e penali del caso, finalizzate allo sgombero e al risarcimento dei danni e senza che entrambi i predetti soggetti pubblici, in attesa che lo sgombero venisse realizzato, si siano preoccupati in tutto questo tempo di richiedere all'associazione occupante e ai singoli occupanti il pagamento dell'indennità di occupazione (dapprima in via amministrativa e, ove non corrisposta, attivando le conseguenti iniziative di natura contenziosa)'.

E poi 'la vicenda in questione manifesta, con tutta l'evidenza della semplice narrazione dei fatti, la gravissima negligenza e la scarsissima cura (mala gestio) che l'amministrazione pubblica ha mostrato nei confronti di un intero edificio di proprietà pubblica di ben sei piani, che per oltre 15 anni è stato sottratto allo Stato ed alle finalità pubbliche, in palese violazione delle più elementari regole della (sana) gestione della cosa pubblica'.

Per questo 'si evidenzia sin d'ora come questo gravissimo comportamento risulti in contrasto frontale con il particolare regime vincolato cui sono soggetti i beni del patrimonio indisponibile dello Stato (art. 826, co. 3, c.c.), in quanto 'destinati a sede di pubblici uffici' o 'a un pubblico servizio' (quale l'intero palazzo di Via Napoleone III in discorso, cfr. anche la nota dell'Agenzia del Demanio del 3.6.2019, prot n. 2019/5091/RIS, all. 48, nonché la nota MEF- RTS Roma del 10.6.2019), i quali beni 'non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano' (art. 828, co. 2, del codice civile), sottrazione invece palesemente avvenuta per un tempo lunghissimo (e tuttora in corso), nell'inerzia più totale delle amministrazioni competenti'. (Segue)