Terrorismo, Corte Francia chiede supplemento informazioni su estradizione ex Br, udienza 12/01

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La Corte di Appello di Parigi che oggi in udienza doveva decidere sulle questioni preliminari di costituzionalità e sul supplemento di informazioni richieste dalla Difesa e dalla Procura nell'ambito della vicenda dei dieci ex terroristi italiani fermati in Francia, apprende l'Adnkronos, ha rigettato la questione di legittimità costituzionale avanzata dalle difese e deciso di rinviare al 12 gennaio prossimo l'udienza. La Corte ha chiesto infatti all'Italia un ulteriore complemento di informazioni sulle domande di estradizione. La Corte ha dato tempo all'Italia fino al 5 dicembre per presentare il complemento di informazioni richiesto.

I dieci ex terroristi italiani interessati dalla procedura di estradizione sono l'ex militante dei Proletari armati Luca Bergamin, l'ex Br, Giovanni Alimonti, l'ex militante di Autonomia Operaia, Raffaele Ventura, l’ex militante delle Brigate Rosse, Roberta Cappelli, l'ex brigatista Marina Petrella, l'ex membro dell'organizzazione dei Nuclei armati contropotere territoriale Narciso Manenti, l'ex militante delle Br Sergio Tornaghi, l’ex brigatista Enzo Calvitti e l'ex brigatista e Maurizio Di Marzio che era fuggito all'operazione 'Ombre rosse' alla fine di aprile e che è stato arrestato a Parigi a luglio. Proprio il 6 ottobre Di Marzo è stato convocato per una nuova udienza.

"E' una nuova tappa. La Corte di Appello di Parigi ha riconosciuto che il fascicolo di estradizione presentato dall'Italia era incompleto". Ad affermarlo all'Adnkronos è Pierre-Emmanuel Blard che insieme a Jean-Pierre Mignard difende l'ex militante di Autonomia Operaia Raffaele Ventura che il 29 aprile scorso si è costituito a Parigi. "Oggi Ventura, come tutte le volte in cui è stato convocato, si è presentato davanti alla Corte. Sta rispettando il controllo giudiziario", sottolinea l'avvocato di Ventura.

"Avevamo sollevato un'eccezione di costituzionalità che è stata respinta oggi dal giudice perché - spiega Blard - contestavamo lo status dell'avvocato che rappresenta lo Stato italiano", William Julié, che può intervenire nel corso delle udienze ma che non prende parte alla procedura. "Ora potrà partecipare alle udienze facendo delle osservazioni orali e non potrà presentare una memoria e non avrà accesso alle nostre memorie".

La questione preliminare di costituzionalità, sottolinea il legale di Ventura, "era stata sollevata perché stimavamo che la posizione dello Stato italiano in questa procedura non era sufficientemente delineata. Poteva essere presente nelle udienze, fare domande, perorare e avere accesso a tutto il dossier mentre la Difesa non viene informata dalle sue argomentazioni. Per noi pertanto si trattava di una violazione dei diritti costituzionali perché non conoscevamo con il tempo sufficiente per prepararci le sue argomentazioni che a volte necessitano ricerche giuridiche ulteriori. Insomma per noi si tratta di una violazione del principio del contraddittorio", spiega Blard. Comunque, aggiunge, "il dibattito non è quello. Il vero dibattito sarà sull'estradizione".

Ventura, 72 anni, è stato condannato a 24 anni e 4 mesi per l'omicidio del vice brigadiere Antonio Custra il 14 maggio 1977 a Milano durante una manifestazione della sinistra extraparlamentare. Dal 1982 l'ex militante di Autonomia Operaia vive in Francia ed è francese dal 1986.

Anche Irene Terrel, l'avvocata francese di sette dei dieci ex terroristi fermati in Francia, accoglie positivamente la richiesta della Corte di Appello di Parigi di un supplemento di informazioni come richiesto dalla Difesa e dalla Procura. Questa decisione, spiega all'Adnkronos, "conferma la carenza nei dossier di estradizioni presentati dall'Italia". La Corte, aggiunge, "ha chiesto tutto quello che avevo richiesto come ulteriori informazioni da fornire e sostanzialmente ha ripreso tutti gli argomenti che erano stati sostenuti dalla Difesa e dalla Procura".

Per quanto riguarda invece la decisione del giudice che ha respinto l'eccezione di costituzionalità che era stata sollevata dalla difesa, Terrel spiega che "la decisione era sostanzialmente scontata. Ammettendo in precedenza l'intervento dell'avvocato che rappresenta lo Stato italiano era prevedibile che non si sarebbe ricreduto. Era una questione estremamente seria perché si tratta secondo noi di una violazione del principio del contraddittorio e sarebbe stato necessario un esame da parte del Consiglio costituzionale. Era una questione di procedura ma comunque si tratta di epifenomeno". Insomma il tema è un altro ed è la procedura di estradizione.

Intanto per mercoledì 6 ottobre è stata fissata l'udicenza per l'ex br Maurizio Di Marzio, che è stato arrestato a Parigi il 19 luglio scorso e per il quale secondo la difesa dovrebbe essere scattata la prescrizione lo scorso 10 maggio. "E' una procedura irregolare quella avanzata dall'Italia. E anche per il dossier Bergamin".

L'11 maggio scorso la Corte d'Assise di Milano aveva dichiarato l'estinzione della pena per prescrizione (si trattava dei 16 anni e 11 mesi che l'ex Pac avrebbe dovuto espiare per l'omicidio Santoro e altri reati) mentre il Tribunale di Sorveglianza di Milano, il 16 giugno, ha confermato la 'delinquenza abituale' di Luigi Bergamin, respingendo il ricorso del suo avvocato italiano, Giovanni Ceola e quindi mandando avanti la procedura di estradizione per l'ex militante dei Proletari armati Luca Bergamin.

Per Giorgio Pietrostefani, l'ex militante di Lotta Continua, "che non sta bene e che è stato nuovamente ricoverato ci sarà una udienza il 5 gennaio prossimo". Terrel è l'avvocata francese di sette dei dieci ex militanti fermati in Francia: l'ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, l'ex militante delle Brigate Rosse Roberta Cappelli, l'ex brigatista Marina Petrella, l'ex membro dell'organizzazione dei Nuclei armati, Narciso Manenti, dell'ex militante dei Proletari armati Luca Bergamin, l'ex Br Giovanni Alimonti e l'ex br Maurizio Di Marzio.

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