Corte Gb su 12enne in coma: "Staccare la spina". Il padre ha un infarto

Corte Gb su 12enne in coma:
Corte Gb su 12enne in coma: "Staccare la spina". Il padre ha un infarto (in foto Facebook, Archie e la mamma)

I giudici britannici hanno rigettato la richiesta dei genitori di concedere altro tempo ad Archie, il 12enne in coma cui medici e tribunali del Regno Unito ritengono sia giunto il momento di "staccare la spina" nonostante la disperata opposizione della famiglia.

Non è "bastato" neppure un (presunto) infarto patito dal padre del ragazzino per far cambiare idea alla Corte, che si è pronunciata sulla richiesta dei genitori di ammettere alla discussione giudiziaria un ulteriore ricorso dopo il doppio verdetto che dava ragione alle indicazioni dell'ospedale e torto alle richieste della famiglia.

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La Corte ha riconosciuto come legalmente valide le motivazioni che autorizzano i medici e mettere fine all'esistenza di Archie Battersbee, trovato privo di conoscenza in casa a Southend, nell'Essex, il 7 aprile: motivazioni che sarebbero state prese "nel miglior interesse" del bambino. E ne hanno accettato l'argomentazione di fondo, in base alle quali sarebbe ormai "inutile" tenerlo ancora in vita attraverso la ventilazione assistita, data la diagnosi di morte delle cellule cerebrali "altamente probabile" fatta dal Royal London Hospital che lo ha in cura.

I giudici si sono inoltre limitati a fissare una proroga di 48 ore per consentire ai genitori di rivolgersi - al di fuori della giustizia nazionale - alla Corte europea di Strasburgo dei diritti dell'uomo e verificare l'eventuale ammissibilità del caso in quella sede.

Il collegio giudicante, formato da tre alti magistrati, due uomini e una donna, ha ammesso l'angoscia di trovarsi di fronte ad "una tragedia di portata incommensurabile". Non senza insistere sulle formule di rito di riconoscimento del dolore dei familiari e comprensione verso i loro sentimenti.

Il dispositivo è stato emesso in termini categorici e senza rinvii, malgrado l'avvocato Edward Devereux avesse chiesto in apertura di aggiornare l'udienza odierna: evocando un sospetto attacco di cuore subito nelle ore precedenti dal papà di Archie, Paul, ricoverato in un imprecisato ospedale e in condizioni non chiarite per quello che a suo dire "potrebbe essere stato un infarto o un colpo apoplettico".

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La madre del ragazzino, mossa da convinzioni religiose e non solo, continua a contestare con foga le argomentazioni di toghe e camici bianchi, richiamandosi ai piccoli "segnali" di progresso citati in aula dal suo stesso legale. Mentre - col sostegno di associazioni pro-life e gruppi di persone comuni - si aggrappa adesso all'ultima, labile chance di Strasburgo. "Non mi basta una diagnosi di morte probabile", le sue parole, ripetute come un mantra: "Sono devastata e disgustata dall'atteggiamento dei giudici e dei medici", visto che "il cuore di Archie batte ancora" e che lui "mi ha stretto la mano".

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