Corte suprema India dà ragione a Tata in causa con ex presidente

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 26 mar. (askanews) - La Corte suprema indiana ha dato ragione al gruppo Tata nella causa che lo opponeva da ottobre di cinque anni fa al suo ex presidente esecutivo Cyrus Mistry sul licenziamento del manager. Lo scrivono i media indiani.

La sentenza del massimo grado di giudizio indiano rovescia un altro pronunciamento, arrivato due anni fa dalla Corte d'appello societaria, che giudicava "illegale" il licenziamento di Mistry e la nomina di Natarkan Chandrasekran come numero uno del grande conglomerato.

"Il giudizio dell'onorevole Corte suprema fa giustizia dando ragione a Tata Sons e conferma gli standard di governance adottati da Tata Group negli anni. La Tata Sons ringrazia l'onorevole Corte suprema", ha affermato in un comunicato Tata Sons, la holding che controlla Tata Group. "Tata Group - continua - resta profondamente impegnato a continuare i suoi sforzi verso lo sviluppo della nazione e a costruire il suo business tenendo al centro gli interessi degli azionisti e della comunità nel suo insieme".

L'intervento della Corte suprema era stato richiesto dai ricorsi incrociati presentati da Tata Sons e anche dalla Cyrus Investments di Mistry, che era stato riportato dalla sentenza d'appello alla presidenza esecutiva di Tata ma chiedeva anche dei risarcimenti.

Anche l'83enne Ratan Tata, presidente emerito del gruppo, è intervenuto con un commento su Twitter, assicurando che la sentenza "convalida i valori e l'etica che hanno sempre guidato i principi del gruppo".

Tata Group è un gigante con 106 miliardi di dollari di entrate registrate nel 2020, che ne fanno una delle principali realtà finanziarie e industriali dell'India e un importante conglomerato a livello lobale. I suoi business spaziano dall'automotive con Tata Motors alla siderurgia con Tata Steel, passando per le tecnologie dell'informazione con Tata Consultancy.

Mistry era succeduto a Ratan Tata alla presidenza del gruppo nel 2012, ma Tata Sons aveva deciso di licenziarlo quattro anni dopo. Da questo fatto era partita la velenosa vicenda legale che si è conclusa oggi.