Il pugno duro della Russia contro gli oppositori di Navalny, scontri e oltre tremila fermi

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AGI - Migliaia di persone in piazza a Mosca, San Pietroburgo, Novosibirsk, marce in un centinaio di città in tutta la Russia. Aleksey Navalny, il leader dell'opposizione russa da sei giorni in un carcere di Mosca, ha centrato l'obiettivo: rientrando in Russia e sfidando il Cremlino, dopo il tentato avvelenamento e l'accusa diretta al presidente Vladimir Putin, voleva risvegliare le coscienze.

Navalny può dirsi soddisfatto perché è stata la più grande manifestazione anti-Putin degli ultimi anni. Il prezzo pagato finora sono stati gli oltre tremila  arresti, tra i quali anche la moglie del blogger.

"Fuori Putin, "Libertà per Navalny", gli slogan scanditi nelle marce che si sono ripetute per tutta la giornata, lungo gli undici fusi orari della Russia. I manifestanti si sono spinti fin sotto il carcere dove è detenuto, ci sono stati momenti di tensione continui con il lancio di palle di neve contro gli agenti: l'accaduto dà il segno del livello dello scontro in un Paese in cui non sono assolutamente consentiti gesti di aggressione contro le forze dell'ordine e ne circola anche un video sul web. A Mosca la polizia ha usato i manganelli per disperdere i manifestanti ed è stata proprio la capitale la città dove i fermi sono stati più numerosi.

Il Dipartimento di Stato Usa ha chiesto "il rilascio di tutti coloro che sono stati fermati nell'esercizio dei loro diritti universali" nelle proteste tenute in tutta la Russia e "la scarcerazione immediata e senza condizioni di Aleksei Navalny" e ha condannato i "metodi brutali" di Mosca contro i manifestanti scesi in piazza in tutta la Russia 

Amnesty International che definisce Navalny un "prigioniero di coscienza", ha condannato la repressione delle proteste e ha chiesto l'immediato rilascio dei manifestanti, così come l'ambasciata statunitense in Russia e l'alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari Esteri, Josep Borrell e la Farnesina.

I cortei - tutti non autorizzati - sono partiti nelle regioni più orientali, come Vladivostok e Khabarovsk, per poi continuare verso Ovest, mano a mano che passavano le ore, fino a Mosca e San Pietroburgo. Qui erano puntati i riflettori per capire la reazione del Cremlino. A Mosca si sono viste tantissime persone sui marciapiedi di Tverskaya, che portano a piazza Pushkinskaya e al Cremlino. 

La polizia ha agito con forza, strattonando donne e anche alcuni ragazzini; i manifestanti a Mosca sembra siano stati portati via, quasi a caso, spesso solo perché avevano in mano cartelli con scritte come "Non ho paura", popolarissimo tra gli slogan della protesta. Tra i fermi risulta anche una delle più strette collaboratrici dell'oppositore, Lyubov Sobol, oltre alla moglie di Navalny, Yulia.

Navalny è stato arrestato al suo arrivo a Mosca il 17 gennaio per aver violato i termini della libertà vigilata, nei suoi cinque mesi di cure in Germania seguite al suo avvelenamento. Adesso è da capire se l'affluenza alle proteste, da cui può dipendere il destino di quello che è stato ribattezzato "il prigioniero politico n° 1 in Russia", e il consenso messo in piedi in questi anni da Navalny possano trasformarsi in un movimento nazionale. Manifestanti sono scesi in strada, anche se in numeri esigui, anche in città tradizionalmente poco inclini alle proteste.

Per vedere una mobilitazione analoga bisogna risalire al 2017, quando sempre Navalny - dopo una inchiesta sulle ricchezze dell'allora premier Dmitri Medvedev - aveva portato in piazza per mesi migliaia di persone in tutto il Paese contro la corruzione.   
Anche questa volta, l'oppositore ha fatto leva sul tema corruzione, ma puntando diritto al presidente Vladimir Putin con una video-inchiesta, che ne ha rivelato un presunto palazzo sul Mar Nero dal valore di 1,1 miliardi di euro costruito con soldi di tangenti.

Il Cremlino ha respinto la notizia come "fake news" e ormai è sempre più convinto che Navalny sia strumento dei servizi segreti occidentali, intenzionati a realizzare scenari in stile Bielorussia. Per questo, secondo quanto rivelato da alcune fonti a Bloomberg, è possibile che Navalny venga condannato a una detenzione prolungata, fino anche a 13 anni: per tenerlo lontano dai prossimi appuntamenti elettorali e soprattutto provare a fiaccare il suo movimento, nato e cresciuto intorno al suo carisma. Intanto lui esulta e su Twitter, dal suo account che non ha mai cessato di essere attivo, fa notare che la sua video-inchiesta ha già raggiunto i 70 milioni di visualizzazioni. E promette per il prossimo fine settimana nuove proteste.