Cos'è e come funziona la minimum tax

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AGI - Un coro unanime, all'interno del G20, alla minimum tax. Se ne parla da tempo ma ora con l'approvazione del vertice dei Grandi in corso a Roma, viene compiuto un decisivo passo in avanti verso la sua attuazione.

La minimum tax corrisponde ad un'aliquota del 15% che scatterà dal 2023 e interessa oltre 100 tra le più grandi multinazionali del mondo. Come ha spiegato l'Ocse, con la minimum tax le multinazionali pagheranno la loro giusta quota di tasse indipendentemente dalle giurisdizioni in cui operano e realizzano un profitto.

Sono interessate al provvedimento tutte quelle multinazionali che hanno un fatturato annuo superiore a 750 milioni di euro: basti pensare ai colossi del web come Google, Facebook, Amazon e Apple. Dovranno pagare un'imposta in ognuno dei paesi in cui sono localizzati i beni e le attività che generano profitti, invece che beneficiare di un fisco agevolato in alcuni paesi.

Le aspettative di molti economisti è che l'accordo possa incoraggiare le multinazionali a far rientrare i capitali nei loro Paesi di residenza.

Secondo alcuni calcoli, la minimum tax porterebbe in dote oltre 125 miliardi di euro di entrate fiscali aggiuntive a livello globale. Si applica in sostanza un nuovo regime internazionale di tassazione in base al quale il 25% dei profitti (eccedenti il 10% dei ricavi) delle multinazionali venga allocato nelle giurisdizioni di mercato in cui tali imprese superano una soglia di ricavi rilevanti.

Dal primo gennaio 2023 tutti le grandi imprese con un fatturato superiore ai 20 mliardi di dollari saranno tassate con il 15% della nuova imposizione fiscale ed, inoltre, il 20% di quanto ricavato verrà destinato ai paesi dove si è realizzato un ricavo superiore al milione di euro o di 250.000 euro se il Pil è inferiore ai 40 miliardi di euro.

Il presidente Usa Joe Biden ha commentato con soddisfazione: "La comunità internazionale, grazie all'accordo sulla tassazione minima globale, aiuterà le persone facendo in modo che le aziende contribuiscano pagando la loro quota".

Ma oltre al grandimento degli Usa, anche Italia, Francia e Germania si sono detti favorevoli alla proposta. Per il ministro dell'Economia, Daniele Franco, "è un altro passo importante verso un accordo sulla nuova architettura fiscale internazionale".

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