Cos'è la "digital tax" sui colossi del web in vigore da gennaio e quanti soldi porterà allo Stato

Claudio Paudice
Italian Prime Minister Giuseppe Conte and Italian minister for Economy Roberto Gualtieri hold a press conference to present the guidelines for the 2020 Italian budget. (Photo by Jacopo Landi/NurPhoto via Getty Images)

Tra i tanti provvedimenti economici annunciati dal Governo giallorosso e poi ritirati, smussati o “rimodulati”, l’unico che al momento pare certo è la web (o digital) tax. Almeno stando alla sicurezza con cui il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri lo ha annunciato: “Come è noto l’Italia ha la digital tax, noi la fermo entrare in vigore dal primo gennaio, è uno dei componenti della manovra. Siamo tra i Paesi di punta tra quelli che vogliono andare avanti nel rafforzamento dei principi dell’equità”. 

La digital tax di cui parla il ministro è già legge, essendo stata introdotta con la legge di Bilancio dello scorso anno, ma non mai è stata attuata. Il decreto del Mef concertato con il Mise sarebbe dovuto arrivare entro il 30 aprile ma è poi slittato sia per ragioni tecniche sia per i dissidi registrati nel quadro europeo. All’Ecofin di marzo scorso si è consumato infatti l’ennesimo fallimento della trattativa per giungere a una tassa europea, a causa dell’opposizione di Irlanda, Svezia, Danimarca e Finlandia. I ministri dell’Economia dell’Unione hanno quindi deciso di rinviare il nodo in sede Ocse. L’organizzazione internazionale si è data come deadline il 2020 per giungere a una proposta condivisa e fare pagare le tasse ai colossi del web là dove generano fatturati e utile. Tuttavia ha rilanciato una sua proposta per il G20 dei ministri delle Finanze che si terrà a Washington la prossima settimana, il 17 e il 18 ottobre. 

L’Italia, seguendo l’esempio della Francia, pare intenzionata ad andare per la sua strada, pur restando alla finestra sia globale, in attesa di un accordo in sede Ocse, sia europea, qualora questo accordo non dovesse arrivare. A gennaio, con un emendamento al Dl Semplificazioni, si era tentato di escludere dall’applicazione della tassa Borsa Italiana che, pur non essendo un big della rete, sarebbe stata colpita per le sue attività online. Quella modifica alla fine saltò. 

Il ministro Gualtieri...

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