Così la lucertola dei Caraibi sfida gli uragani sempre più forti (E. Nicosia)

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Iguana on the rocks near Tulum ruins in Mexico.
On Tuesday, November 09, 2021, in Tulum, Quintana Roo, Mexico. (Photo by Artur Widak/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Iguana on the rocks near Tulum ruins in Mexico. On Tuesday, November 09, 2021, in Tulum, Quintana Roo, Mexico. (Photo by Artur Widak/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Ai Caraibi, regione sempre più colpita da eventi meteorologici estremi, una piccola lucertola ha sviluppato un adattamento per resistere agli uragani sempre più violenti. È l’anolide bruno (Anolis sagrei), un sauro diffuso in America centrale che sta sviluppando piedi più grandi e zampe anteriori più lunghe per riuscire ad aggrapparsi meglio a rocce e rami quando la forza del vento si fa quasi insostenibile. Questa “lucertola da uragano”, è la protagonista di Hurricane lizards and plastic squid, il libro in cui il biologo statunitense Thor Hanson esplora i più incredibili modi in cui piante e animali stanno rispondendo al cambiamento climatico. Ad ogni latitudine, infatti, le specie stanno modificando abitudini, comportamenti e caratteristiche fisiche per tenere il passo con il clima che cambia.

Gli orsi dell’Alaska, che a causa del cambiamento climatico non riescono più a pescare abbastanza salmoni, diventano sempre più ghiotti di bacche; mentre i calamari di Humboldt, conosciuti anche come i calamari giganti del Pacifico, stanno rimpicciolendo e stravolgendo il loro ciclo vitale in risposta all’innalzamento delle temperature oceaniche. Le prove di questa evoluzione in corso dovuta alle nuove condizioni ambientali si moltiplicano, ma ciò che preoccupa i ricercatori è il tempo troppo scarso che gli animali hanno a disposizione per adattarsi e quali conseguenze queste trasformazioni potrebbero avere.

L’ultima prova che il cambiamento climatico sta profondamente modificando la vita degli animali arriva dalle Isole Falkland. Un gruppo di ricercatori, guidato dai biologi dell’università di Lisbona, ha scoperto che la causa della separazione fra le coppie di Albatros dalle sopracciglia nere (Thalassarche melanophris) è proprio l’aumento della temperatura. Questi uccelli marini sono noti per la loro straordinaria abilità nel volo e le loro salde relazioni monogame, che possono durare anche per tutta la vita. Per alcune coppie però quel “per sempre” non vale: circa l’8% si separa per problemi legati soprattutto all’allevamento della prole.

Nello studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, combinando i dati ambientali e le osservazioni meteorologiche con le abitudini degli uccelli, i ricercatori hanno dimostrato che l’origine dei problemi di coppia è il cambiamento climatico. Il riscaldamento dell’acqua oceanica blocca infatti l’arrivo di nutrienti in superficie, riducendo l’abbondanza delle piccole prede di cui si nutrono gli albatros. Con meno cibo a disposizione gli uccelli devono allontanarsi dalla colonia di nidificazione per cercare di sfamarsi, innescando così una cascata di “incomprensioni” con il partner, legate alla crescita dei piccoli, che può portare alla rottura definitiva. Negli uccelli marini il divorzio è una strategia adattativa e il ragionamento è semplice: se la coppia non ha successo riproduttivo, si cambia.

Ma come ci spiega Francesco Ventura, primo autore dello studio, potrebbe anche comportare dei rischi: “Negli uccelli marini la monogamia aiuta la coppia a raggiungere una coordinazione e un’esperienza fondamentali per permettere ai piccoli di sopravvivere in un ambiente molto variabile come quello oceanico. Il cambio di partner, invece, è senz’altro un modo per correggere l’insuccesso riproduttivo, ma comporta anche una minor sintonia con il compagno che potrebbe portare a un fallimento nell’allevamento della prole”. Il rischio, quindi, è che il cambiamento climatico induca negli uccelli la ricerca di un’alternativa migliore quando non è necessaria, con conseguenze pericolose per la salute delle popolazioni. “Alle Falkland la popolazione è in aumento e i divorzi non generano preoccupazioni nell’immediato”, spiega Ventura. “Ma è un caso unico. Se guardiamo ad altre popolazioni in difficoltà o isolate, come quella della Georgia del Sud che sta collassando o alla colonia di petrello delle desertas (Pterodroma deserta) nell’Isola di Bugio (vicino a Madera) che conta solo poche coppie riproduttive, l’aumento dei divorzi potrebbe invece avere gravi conseguenze”.

Ma non sono solo i nuovi comportamenti a interessare gli scienziati. Cambiamenti di forma e dimensioni stanno avvenendo in diverse specie. In un recente studio, alcuni ricercatori della Deakin University, in Australia, hanno dimostrato come alcuni animali stanno sviluppando appendici più grandi per
adattare il proprio corpo alle nuove temperature. Così il becco di alcuni pappagalli australiani o di un piccolo uccello del Nord America, il giunco dagli occhi scuri (Junco hyemalis), sta diventando più grande, mentre fra piccoli mammiferi, come il toporagno mascherato (Sorex cinereus), si fanno largo code e arti più lunghi. Un adattamento che serve a questi animali per disperdere più facilmente calore e resistere all’aumento delle temperature.

Qualcosa di simile sta succedendo anche nella foresta amazzonica, dove un gruppo di ricercatori guidato dai biologi dell’università della Luisiana ha scoperto che gli uccelli stanno diventando più piccoli e con ali più lunghe. L’ipotesi in questo caso è che gli uccelli si stiano adattando al clima più caldo migliorando l’efficienza del volo dal punto di vista energetico per mantenere il corpo più fresco. Sono tutte prove di una biodiversità che cerca di tenere il passo con il clima che cambia, ma ciò che preoccupa i ricercatori è la rapidità con cui si verificano questi cambiamenti e quali potrebbero essere le loro conseguenze in futuro. Come dice Thor Hanson, “la natura non è senza difese, non è uno spettatore passivo. Le specie reagiscono e spesso lo fanno in modo imprevedibile”. È fondamentale a questo punto capire dove si sta dirigendo l’evoluzione per sapere quali specie riusciranno a cambiare, e sopravvivere, e quali invece avranno più bisogno di aiuto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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