Cos'è un ticket in politica?

Silvio Berlusconi di nuovo in campo come candidato premier alle prossime elezioni 2013. La notizia di questi giorni viene, però, accompagnata da una parola nuova nella terminologia politica italiana: ticket. Ma di cosa si parla?

Elezioni all'americana. Una campagna elettorale molto simile a quella cui siamo abituati quando guardiamo agli Stati Uniti. In America, infatti, una delle scelte fondamentali dei candidati alla Presidenza è quella del vicepresidente. Un vicepresidente credibile, carismatico è decisivo per vincere le elezioni. Non solo, ma spesso il candidato presidenziale sceglie un numero 2 molto diverso da lui. Per puntare a quell'elettorato che, magari, lui non riesce a convincere. Così un presidente anziano sceglie un vice giovane e brillante, Obama, invece, alle ultime elezioni aveva puntato su un vicepresidente bianco ed esperto. Insomma, il candidato vicepresidente porta avanti una campagna elettorale parallela a quella del suo capo, copre quel territorio dove l'uomo di punta è più debole e, spesso, sposta percentuali di voto che risultano decisive nel momento di andare nelle urne.

Giovane delfino o sirena? Ed ecco che torniamo in Italia e alla possibile ridiscesa in campo di Silvio Berlusconi. L'ex premier è convinto che solo con la sua presenza in primo piano il centrodestra possa riconquistare quell'elettorato che i sondaggi dà lontano dal Pdl, e quindi pensa a candidarsi nuovamente a premier. Ma, dall'altra parte, sa benissimo che la sua immagine è compromessa in un'ampia fetta dell'elettorato e presentarsi come “one man” rischia di costare tanti punti percentuali alle elezioni. Ed ecco, dunque, l'idea del ticket, cioé l'idea americana di un candidato vicepresidente forte da utilizzare proprio come avviene negli USA. E le alternative sono, al momento, due. Da un lato colui che fino a poco tempo fa sembrava il candidato premier prescelto, il suo delfino Angelino Alfano. La versione giovane del Pdl, Alfano dovrebbe rappresentare la faccia nuova della politica italiana nell'idea di Berlusconi e servirebbe a respingere gli attacchi di quell'antipolitica che accusa la Casta di essere vecchia. Ma Berlusconi potrebbe anche andare oltre.

Dimenticare il Bunga Bunga. E' un'opzione rischiosa, anche perché le scelte femminili degli ultimi anni sono state spesso un boomerang per l'ex premier. Puntare a un vicepresidente donna, però, significherebbe giocarsi una carta potenzialmente vincente. Il fascino di Berlusconi ha subito un tracollo tra l'elettorato femminile dopo tutti gli scandali sessuali degli ultimi anni e dopo che le “quote rosa” del Pdl sono state rappresentate da personaggi come Nicole Minetti o Mara Carfagna, le cui qualità politiche sono state – diciamo – oscurate dall'aspetto fisico e anche da altro. Ma farsi affiancare da una donna sarebbe una rivoluzione nel panorama politico italiano, sarebbe una mossa che manderebbe in fuorigioco quel centrosinistra che ancora fatica ad avere personaggi femminili protagonisti. Una donna giovane, capace e credibile potrebbe permettere al Pdl di crescere nei sondaggi e riportare il centrodestra in linea di galleggiamento e, perché no, di vincere le elezioni. Certo, sarà fondamentale la scelta della candidata. E, forse, questa volta non dovrebbe essere Berlusconi a sceglierla, visto i precedenti.

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