Cosa accade a San Gregorio Armeno, la via napoletana dei presepi?

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Napoli, 19 apr. (askanews) – Il 14 aprile 2021 i maestri presepiali di via San Gregorio Armeno, a Napoli sono scesi in piazza per chiedere aiuti concreti contro la crisi causata dal Covid-19 e il pericolo di “assalto alla diligenza” da parte di chi vorrebbe sfruttare le difficoltà economiche dei bottegai per impossessarsi di locali molto ambiti in una delle strade più famose del mondo.

Askanews è tornata a San Gregorio Armeno per capire meglio come stanno andando le cose. Gabriele Casillo, presidente dell’Associazione botteghe di san Gregorio Armeno.

“Oltre agli sgravi fiscali – ha detto – stiamo chiedendo anche una flat tax, che già esiste in altri Paesi europei perché per la salvaguardia dei centri storici in ambito europeo, per salvaguardare la memoria storica, secondo gli esperti, queste zone dovrebbero essere esentate dalle tasse o dovrebbero pagare una flat tax al 20% per salvaguardare i monumenti e le aziende che ci sono dentro”.

Pochi o nulli i ristori per botteghe artigiane che, lavorando la terracotta, hanno lo stesso codice Ateco delle grandi aziende che producono piastrelle e che hanno sempre – o quasi – lavorato. Il risultato è una perdita di oltre l’80% del fatturato e una difficile ripartenza.

“Io penso che la nostra ripartenza sarà a ottobre, quando riprendereà la nostra stagione natalizia – ha aggiunto Casillo – se lo Stato interviene per farci arrivare fino a ottobre allora probabilmente tutto questo verrà salvato, se non ci sarà alcun intervento fino a ottobre molte botteghe possono chiudere”.

Insomma lo spettro della chiusura e delle speculazioni resta incombente sui bottegai che chiedono anche facilitazioni per poter diventare un’area turistica Covid free come Capri e Ischia.

“Abbiamo visto che stanno girando persone per sondare un po’ il terreno – ha spiegato l’artigiano Vincenzo Capuano – parliamo di 40 bottegai che pagano affitti di 1.500-2mila euro mensili, se non incassano niente per un anno e mezzo la situazione diventa critica e loro stanno cercando di capire chi potrebbe cedere. Ma noi siamo contrari perché sarebbe una sconfitta; la nostra San Gregorio deve rimanere tradizionale, non possiamo permetterci l’arrivo, in un posto del genere, di un’altra attività”.

“Così com’è stato disposto per le isole ma anche per le Costiere Sorrentina e Amalfitana, noi crediamo che non solo San Gregorio Armeno ma tutto il centro antico di Napoli che è Patrimonio dell’Unesco tra l’altro, debba ricevere lo stesso trattamento – ha concluso Serena D’Alessandro – e se non si potrà arrivare ad attuare un piano del genere bisogna comunque fare qualcosa per permettere che il turismo possa ripartire quanto prima”.