Cosa cambia per Roma e il Lazio dopo l'alleanza tra Pd e M5s

andrea managò

Più che alle possibili intese tra M5s e Pd sui singoli temi o ipotetici posti disponibili nella giunta comunale e regionale - a cascata dopo l'accordo di governo tra le due parti - a Roma lo sguardo delle due forze politiche appare rivolto soprattutto alla partita per il Campidoglio nel 2021.

La consiliatura di Virginia Raggi, che vede i 5 Stelle governare non senza difficoltà ma con un'ampia maggioranza in Assemblea Capitolina, procede ormai da oltre 3 anni ed ha visto diversi momenti di contesa aspra - più verbale che di reale opposizione in aula - tra Movimento e Dem.

Complicato dunque ipotizzare intese che vadano oltre il dialogo di volta in volta sui singoli temi. In fondo ci sono già dei precedenti di lavoro comune, come la mozione presentata dal Pd e sottoscritta anche dal Movimento per lo sgombero di CasaPound dall'edificio di via Napoleone III.

Il futuro di Roma

Ora il prossimo ambito di lavoro condiviso potrebbe essere la cabina di regia invocata dalla sindaca per maggiori fondi e poteri alla Capitale. La scorsa settimana la Raggi ha incontrato tutti i gruppi di opposizione per illustrare le sue priorità per l'autunno 2019 ed il prossimo anno, nel 2021 sarà inevitabilmente campagna elettorale.

La sua azione, avrebbe spiegato la sindaca, si concentrerà in particolare sugli impianti per lo smaltimento dei rifiuti da realizzare - ha tenuto per se' la delega specifica - sull'incremento dei servizi pubblici nelle periferie e sui finanziamenti per le nuove infrastrutture di trasporto progettate dalla giunta. Tutti temi sui quali non mancano le differenze di vedute tra le due formazioni.

Il Pd del resto ha già ribadito: "Non toglieremo il cartello fallimento dalla giunta Raggi". Un contesto, insomma, in cui la sindaca e il Movimento tenteranno di procedere verso la fine del mandato con l'obiettivo di realizzare a tappe forzate alcune delle azioni considerate prioritarie e recuperare il tempo perduto tra inciampi sulle nomine e la girandola di cambi di assessori e manager delle società partecipate, che hanno caratterizzato i primi 2 anni della Raggi a Palazzo Senatorio.

L'obiettivo del Pd a Roma, dopo oltre 3 anni di opposizione a tratti sottotraccia, appare invece l'individuazione di un candidato valido a sfidare la destra tra meno di due anni. I pretendenti, anche in questo, caso non mancano. Numeri alla mano, con i risultati delle ultime Europee, il Movimento non arriverebbe nemmeno al ballottaggio e a contendersi la partita sarebbero Lega e Fratelli D'Italia contro i Dem. In questa chiave l'eventuale appoggio a Pd dei voti a 5 Stelle e della Sinistra potrebbe risultare determinante.

Lo scenario in Regione

Discorso diverso in Regione Lazio, dove il secondo mandato di Nicola Zingaretti - divenuto nel frattempo anche segretario Pd - è partito da poco più di un anno, all'insegna di un patto d'aula che ha consentito alla giunta di ottenere quella maggioranza che non era uscita dalle urne.

Dopo il voto infatti il Consiglio regionale vedeva le forze di maggioranza con meno eletti rispetto alle opposizioni, poi prima il dialogo con i gruppo M5s e poi il sostegno di 2 eletti nel centrodestra ha consentito di ribaltare la situazione. Con la capogruppo M5s, Roberta Lombardi, già candidata governatrice, che non ha mai nascosto la volontà di confrontarsi e trovare possibili intese sui temi con i Dem.

Ora due componenti della giunta regionale potrebbero passare nella compagine di governo come sottosegretari: Gian Paolo Manzella e Lorenza Bonaccorsi. Mentre per il primo - consigliere fidato di Zingaretti già ai tempi in cui il segretario Dem amministrava la Provincia di Roma - appare certo l'approdo al governo con un incarico agli affari europei o lo sviluppo economico, per la seconda ci sarebbero minori possibilità.

In Regione, a quanto filtra, al momento sembrerebbe prevalere l'orientamento di una eventuale sostituzione in giunta con un esponente Pd - si farebbero largo le candidature di consiglieri come Eugenio Patanè o Michela Di Biase - del consigliere vicino a Sant'Egidio Paolo Ciani, oppure di tecnici che possano essere graditi anche al Movimento 5 Stelle. Al momento, dal Pd non sarebbero pero' partite richieste ai 5 Stelle di nomi da indicare per un eventuale ingresso organico in giunta.