Cosa c'entrano il MIT e Bill Gates con lo scandalo Epstein

sonia montrella

Il caso Jeffrey Epstein travolge e macchia l'immagine di una delle università più illustri al mondo: il Massachusetts Institute of Technology. E nella bufera spunta anche il nome di Bill Gates. È il New Yorker a mettere nero su bianco come il Media Lab del Mit abbia accettato per anni donazioni da Epstein nonostante il miliardario accusato di abusi sui minori e prostituzione e morto suicida in cella lo scorso agosto fosse stato bollato come “non ideneo” tra i benefattori del prestigioso ateneo.

Un ostacolo superato da Joichi Ito, il direttore del laboratorio scientifico, con il ricorso all'anonimato. Il settimanale newyorkese ricostruisce l'intera vicenda citando email e fonti. Tempo poche ore dalla pubblicazione dell'articolo e Ito ha annunciato le dimissioni. Ma Ito non ha agito da solo e altre teste potrebbero saltare.

Secondo il New Yorker, Epstein era una vecchia conoscenza del Media Lab, che a sua volta sapeva bene con chi avesse a che fare. Nel 2008, il miliardario era stato condannato da un tribunale statale della Florida per favoreggiamento alla prostituzione e per aver procurato una minorenne per prostituzione. Dopo quella condanna Epstein è stato etichettato come “non idoneo” dalla lista dei donatori del Media Lab. Ma solo sulla carta.

Nell'agenda di Ito, che in genere elencava i nomi completi dei partecipanti alle riunioni, Epstein era identificato solo dalle sue iniziali mentre i contributi diretti al laboratorio erano stati registrati come anonimi. Il Media Lab, assicura il periodico sulla base delle email consultate e delle fonti intervistate, ha continuato ad accettare regali da lui e lo ha consultato sull'uso di fondi.

L'ipotesi più accreditata è che Epstein facesse da intermediario tra il laboratorio e altri ricchi donatori, sollecitando donazioni di milioni di dollari da parte di persone facoltose e organizzazioni. Ed è a questo punto della storia che spuntano i nomi di Bill Gates e dell'investitore Leon Black, il fondatore di Apollo Global Management, una delle più grandi società di private equity al mondo.

In particolare, a Epstein si devono le donazioni per il laboratorio di 2 milioni di dollari da parte di Gates e di 5,5 milioni di dollari da parte di Black. Regali che le e-mail descrivono come veicolati da Epstein o fatti per suo volere. Sempre secondo la rivista americana, per non rivelare l'identità di Epstein alcuni membri dell'ufficio del direttore del laboratorio, Ito, chiamavano lo scomodo donatore “Voldemort” o "colui che non deve essere nominato”.

Il coinvolgimento finanziario rivelato nei documenti va ben oltre ciò che emerge dalle email dall'MIT e di Ito. Scusandosi per aver accettato le donazioni, l'MIT ha affermato di aver ricevuto ottocentomila dollari dalle fondazioni di Epstein nel corso di vent'anni."

Con il senno di poi, riconosciamo con vergogna e angoscia che abbiamo permesso all'MIT di contribuire ad accrescere la sua reputazione, che a sua volta è servito a distrarre dal suo orribile modo di agire. Nessuna scusa può cambiare le cose”, ha dichiarato un mese fa il presidente dell'MIT, L. Rafael Reif, che si è impegnato a donare i fondi a un'organizzazione benefica per aiutare le vittime di abusi sessuali.

A confermare le voci c'è anche Signe Swenson, ex collaboratrice allo sviluppo e coordinatrice degli ex studenti del laboratorio. Swenson ha dichiarato al New Yorker di essersi dimessa nel 2016 in parte a causa del suo disagio per i rapporti tra il laboratorio ed Epstein. Swenson ha raccontato che la dirigenza  del laboratorio ha reso esplicito, sin dalle prime conversazioni con l'ex collaboratrice che le donazioni di Epstein dovevano essere tenute segrete.

All'inizio del 2014, nel corso di una conversazione con Peter Cohen, l'allora direttore per lo sviluppo e la strategia, Swenson ha appreso che il laboratorio stava lavorando con Epstein e che stava cercando di fare di più: “Ci sta collegando ad altre persone”, aveva aggiunto Cohen. Swenson aveva notato che Epstein era elencato nel database dei donatori centrali dell'università come “non idoneo”. "Sapevo che era un pedofilo e l'ho sottolineato", ha detto. Ha ricordato di aver detto a Cohen che lavorare con Epstein "non sembra un'ottima idea". Ma ha rispettato il laboratorio e alla fine ha accettato il lavoro.

Quella primavera, durante la prima settimana nel suo nuovo ruolo, il problema è sorto di nuovo. Swenson ha ricordato di aver avuto una conversazione con Cohen e Ito su come prelevare denaro di Epstein senza segnalarlo all'università. Cohen chiese: "Come possiamo farlo?" Swenson rispose che, a causa dei requisiti di rendicontazione interna dell'università, non c'era modo di tenere sotto controllo le donazioni. E Ito suggerì: "possiamo prendere piccoli regali in modo anonimo”. Il resto è cronaca.

Oggi Black minimizza sul suo rapporto con Epstein negli ultimi mesi, descrivendolo come limitato e focalizzato sulla strategia fiscale, sulla pianificazione patrimoniale e sulla consulenza filantropica. Ha rifiutato di rispondere a domande su rapporti d'affari con Epstein che suggeriscono una relazione più stretta. Un portavoce di Gates ha affermato che "qualsiasi voce che afferma che Epstein abbia diretto qualsiasi concessione programmatica o personale per Bill Gates è completamente falsa".

Una fonte vicina a Gates ha fatto sapere che l'imprenditore ha una relazione di lunga data con il laboratorio e che da lui sono state fatte donazioni anonime. Gates ha precedentemente negato di aver ricevuto servizi di consulenza finanziaria da Epstein.