Cosa chiedono le Sardine? Il programma in 6 punti

Mattia Santori (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

Dopo Bologna, Modena, Milano, Firenze, Torino e molte altre città italiane, il 14 dicembre le Sardine hanno conquistato anche Roma. Il movimento, nato in Emilia-Romagna per manifestare la propria opposizione alla Lega di Matteo Salvini in occasione delle prossime elezioni regionali (26 gennaio 2020), ha suscitato l’interesse non solo dei media italiani, ma anche dei mezzi d’informazione europei, da Le Monde (“È una marea umana di un genere nuovo. Salvini non ha più il monopolio delle piazze”) al The Guardian (“Il movimento delle sardine è la prima insurrezione popolare contro il populismo di destra?”).

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Sabato erano oltre 100mila, secondo gli organizzatori (35mila per la Questura) le Sardine riunite in Piazza San Giovanni, in occasione del primo vero meeting nazionale del movimento. Un raduno a suon di “Bella Ciao” e Inno d’Italia. All’evento hanno partecipato persone di ogni età, ma il protagonista assoluto è stato il 32enne Mattia Santori, “capo sardina” e fondatore, il quale ha elencato dal palco i sei punti programmatici del movimento:

1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare.

2. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali.

3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network.

4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti.

5. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica.

6. Chiediamo che il decreto sicurezza venga abrogato.

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Per il momento, a chi gli chiede se le Sardine diventeranno mai un vero partito ed entreranno in politica, Santori si è limitato a rispondere che “se le piazze dovessero chiederlo, e se dovesse esserci un vuoto politico da colmare, non lo escluderemo”.

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