Cosa ha detto Conte sui senatori del M5s passati con la Lega

alberto ferrigolo

“Auguro al senatore Ugo Grassi di avere più fortuna di me. Io ci ho lavorato con Salvini e non è che abbia ottenuto grandi risultati”. In un'intervista a La Stampa di Torino, rilasciata a Bruxelles tra la prima sessione del Consiglio europeo e la cena con gli altri leader, il premier Giuseppe Conte commenta così l'immagine dello sfaldamento del M5S, attenendosi “ ai riscontri numerici che ci sono stati alla Camera e in Senato...”.

Certo, la maggioranza ha retto, ma a che prezzo? Grassi ha ufficializzato il passaggio alla Lega, altri due grillini - Francesco Urraro e Stefano Lucidi - sono a un passo mentre Matteo Salvini allarga esplicitamente l'invito ai delusi e Luigi Di Maio evoca “il mercato delle vacche”. E intanto, dal fronte dell'opposizione moderata, tra gli eletti di Forza Italia, vengono lanciati aperti segnali di disponibilità su un gruppo di soccorso alla governo.

Poi Giuseppe Conte precisa: “Se si dichiarano responsabili e si comportano da responsabili farò delle valutazioni conseguenti. Ma vedremo se e quando si profilerà un'ipotesi del genere”. Tuttavia il premier ammonisce in questo modo i transfughi: “Chi scommette su Salvini deve mettere in conto che dovrà aspettare molto di più per dare il proprio contributo. Con questo governo invece può già lavorare. Non voglio giudicare le singole scelte dei parlamentari come Grassi”. 

Nel colloquio con il quotidiano torinese, Conte fa “un ragionamento politico” che è rivolto “a tutti quanti”, e cioè “a chi forse fino a oggi ha sentito di non essere riuscito a dare un contributo, come avrebbe voluto”. E promette: “Da qui al 2023 vogliamo riformare il Paese. In cantiere c'è il Green New Deal, la giustizia in tutti i suoi pilastri, la riduzione della burocrazia che attraverserà qualunque settore. Si tratta di un grande progetto riformatore in cui tutte le competenze e tutte le sensibilità potranno trovare ascolto” assicura lusingando le aspettative di ciascun deputato o senatore dubbioso.

Quindi il premier lancia un affondo “sulla sensibilità istituzionale di Salvini”, sulla quale precisa “mi sono già pronunciato tante volte” per poi aggiungere: “Mi limito a osservare che ce la sta mettendo tutta, fossi in lui non disperderei ogni energia, ne conserverei qualcuna...”, riferendosi ai segnali lanciati di voler accogliere tra le fila della Lega i tentennanti dei 5Stelle, e augurandosi nello stesso tempo “che le attuali forze della maggioranza si dividano ulteriormente...”.

Quanto al discorso pronunciato ieri da Matteo Renzi in Senato sulle modalità e le necessità di finanziamento della politica, Conte si limita a dire che “non tornerei al passato, a forme di finanziamento diretto e considero giusto rendere trasparente ogni tipo di sostegno economico che arriva a un partito, anche attraverso fondazioni collegate”. Detto ciò, il premier si fida o no di Renzi? Risposta: “Fino a prova contraria, mi fido di tutti quelli che stanno lavorando con me, con atteggiamento coinvolgente”.

Poi torna sulla esigenza di ridurre le tasse – “dobbiamo tagliare, tagliare, tagliare” – e sul tema degli investimenti, per i quali, dice, “non sono per nulla soddisfatto, dobbiamo fare di più”, dopo che è riuscito a strappare sul Mes all'Europa uno slittamento fino a marzo e potrebbe strapparne, forse, un altro fino a giugno. Ma sul punto Conte preferisce dire “non ci diamo un tempo stabilito” optando per la soluzione che “quando avremo ottenuto tutte le garanzie necessarie, in un quadro di insieme con le altre riforme, procederemo”. E sulla situazione interna alla sua compagine, invece, chiosa: “Non mi parlate di verifiche o di rimpasto. Io sono fresco, questo è il linguaggio della vecchia politica...”.