Cosa dice Calderoli degli insulti leghisti a Mattarella

“Non mi offenda con questa domanda. Quelle dette dal mio collega sono parole assolutamente sconvenienti. Probabilmente Mattarella poteva dare un incarico a Salvini, però è una valutazione politica”. Così dichiara Roberto Calderoli in un'intervista a la Repubblica dopo le offese al capo dello Stato e gli insulti antisemiti a Gad Lerner lanciate dal raduno leghista a Pontida domenica.

Sul giornalista che si trovava per lavoro a raccontare il raduno sul pratone di Pontida, Calderoli aggiunge poi che “era meglio ignorarlo, così magari gli si è fatto un favore...” mentre per il “fa schifo” lanciato all'indirizzo di Mattarella, il suo collega “se lo poteva evitare”.

Ma Calderoli è soddisfatto per la riuscita del raduno perché la prima Pontida “a cui ho partecipato è stata nell'89. Ho visto il popolo, una marea. Calore umano” ma il pratone di quest'anno “era completamente libero, senza gazebo, e vederlo pieno fa impressione” dice.

Ma l'idea di lanciare i referendum com'è nata? Alla domanda, Calderoli risponde che “è stata una cosa a tre, io, Salvini e Giorgetti”. “Sono l'ostetrica ecco – aggiunge – ma il punto era trovare un modo per andare al maggioritario”. Però la maggioranza potrebbe trovare un escamotage e legiferare prima del voto, obietta il quotidiano. “Il rischio c'è – replica il senatore leghista – ma gli ultimi che ci provarono con sistemi ad hoc per sventare il referendum furono mandati a stendere dalla Corte costituzionale, non si possono mica rubare i lecca lecca ai bambini”.

Per poi aggiungere: “Se la legge elettorale non avesse avuto la natura di scambio tra riduzione di numero dei parlamentari e proporzionale, le direi che non è male. Ma se si ritorna al 1992, e io in Parlamento c'ero, allora ci ritroviamo il pentapartito”. Calderoli poi sostiene che alle regionali Pd e 5Stelle “non ce la fanno in Umbria” e “forse sì in Emilia e Calabria”. Infine sulla rottura dell'8 agosto, Calderoli sostiene di non averglielo consigliato a Salvini “ma ero convinto che fosse il momento giusto per rompere” poi però “non ha funzionato l'effetto sorpresa di Ferragosto” e questo “ha dimostrato che c'era un accordo già chiuso tra loro”.

“Solo in Senato ci sono almeno 150 persone con un mutuo acceso” chiosa in conclusione Calderoli.